Tibet, Usgs certifica: alluvione-lampo causata dal collasso di un ghiacciaio. L’allerta degli esperti Cnr

Roma, 27 agosto 2026 (Agenbio) – Non un sisma tradizionale, ma il catastrofico collasso di un ghiacciaio. È questa la reale causa della devastante alluvione-lampo che ha travolto l’area di confine tra Tibet e Nepal. A certificarlo è l’Usgs, l’Istituto geofisico statunitense, ribaltando le prime ipotesi: il terremoto registrato di magnitudo 5.2 è stato in realtà l’effetto, e non la causa, del crollo della massa glaciale e della successiva colata di detriti che ha devastato la valle. L’evento riaccende l’allarme della comunità scientifica sulla fragilità della criosfera e sui rischi sistemici legati al cambiamento climatico in alta quota. I bilanci ufficiali restano drammatici e frammentari: si contano centinaia di morti e quasi un migliaio di dispersi. La macchina degli aiuti internazionali si è già messa in moto, con gli Stati Uniti che hanno stanziato i primi 500 mila dollari per soccorrere la popolazione colpita. Il disastro ha assunto immediatamente una dimensione internazionale a causa della forte presenza di escursionisti stranieri nella regione. Stando ai dati del portale “Dove siamo nel mondo” dell’Unità di crisi della Farnesina, nell’area erano registrati 90 cittadini italiani. Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunque voluto rassicurare l’opinione pubblica, confermando che i due connazionali direttamente coinvolti nella catastrofe si trovano in buone condizioni. Per i biologi e i professionisti che si occupano di tutela ambientale, eventi di questa portata confermano la necessità di ridefinire i modelli di monitoraggio del rischio idrogeologico. Il progressivo deterioramento dei ghiacciai alpini e continentali impone un approccio ispettivo multidisciplinare. Diventa prioritario integrare le competenze biologiche, ecologiche e geologiche per mappare la vulnerabilità dei territori montani e prevenire dinamiche d’impatto così repentine e letali. Sulla catastrofe è intervenuto il climatologo del Consorzio Lamma-Cnr Tommaso Torrigiani, che accende i riflettori sulla complessa interazione tra dinamiche geologiche e fragilità degli ecosistemi montani. “Le alluvioni-lampo riguardano in genere corsi d’acqua minori e possono essere pericolose perché inaspettate”, ha spiegato Torrigiani. “Spesso interessano zone dove non cade nemmeno una goccia d’acqua”. (Agenbio)