Roma, 27 agosto 2026 (Agenbio) – Perché alcuni antidepressivi funzionano in determinati pazienti e risultano meno efficaci in altri? Una possibile risposta arriva da uno studio condotto dal Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino e pubblicato su Scientific Reports. I ricercatori hanno individuato un meccanismo cellulare che, in condizioni associate alla depressione, rende alcuni neuroni più difficili da attivare e meno capaci di rispondere agli stimoli. Lo studio si è concentrato sulla corteccia prefrontale mediale, una regione del cervello coinvolta nella regolazione delle emozioni e nella risposta allo stress. Attraverso analisi elettrofisiologiche gli studiosi hanno osservato una riduzione dell’eccitabilità dei neuroni presenti in quest’area. In sostanza, le cellule nervose hanno bisogno di uno stimolo più intenso per generare e trasmettere gli impulsi elettrici. All’origine del fenomeno potrebbe esserci l’iperattività di alcuni canali del potassio, strutture proteiche che regolano il passaggio degli ioni attraverso la membrana cellulare e contribuiscono a determinare il ritmo degli impulsi nervosi. Nei modelli esaminati, questa attività eccessiva aumenta la soglia necessaria per attivare il neurone e rende più marcata la fase di recupero successiva a ogni impulso. Il risultato è una cellula meno reattiva e più difficile da “accendere”. Molti antidepressivi agiscono sui sistemi di neurotrasmissione, tra i quali quello della serotonina. Il nuovo studio suggerisce che, almeno in alcuni casi, possa essere coinvolto anche un altro elemento: la capacità dei neuroni di produrre correttamente i propri segnali elettrici. Questo potrebbe contribuire a spiegare perché un intervento sulla serotonina non risulti sufficiente per tutti i pazienti. Saranno necessari ulteriori studi per capire quanto questo meccanismo contribuisca alla depressione e se possa essere utilizzato in modo sicuro dal punto di vista terapeutico. La ricerca rafforza comunque l’ipotesi che dietro la stessa diagnosi possano esserci processi biologici differenti, aprendo nuove prospettive per una psichiatria di precisione e per trattamenti più vicini alle caratteristiche del singolo paziente. (Agenbio) Alessio Lucarelli 13:00




