Roma, 24 agosto 2026 (Agenbio) – Il tessuto adiposo non è un deposito passivo di energia: è un organo endocrino attivo, che secerne molecole capaci di influenzare il metabolismo sistemico e di contribuire allo sviluppo delle malattie croniche associate all’obesità. Identificare marcatori biologici che ne riflettano fedelmente le variazioni in tempo reale è una delle sfide più concrete della medicina metabolica. Un passo significativo in questa direzione arriva da uno studio clinico pubblicato su Metabolism dal Pennington Biomedical Research Center dell’Università della Louisiana, in collaborazione con il Touchstone Diabetes Center dell’UT Southwestern. La molecola al centro della ricerca è l’endotrofina, un frammento proteico rilasciato dal tessuto adiposo durante le fasi di espansione e rimodellamento. Lo studio ha analizzato i dati di 73 adulti sani distribuiti in due gruppi: il primo sottoposto a un programma di sei mesi di restrizione calorica e attività fisica; il secondo a otto settimane di iperalimentazione controllata. I partecipanti hanno fatto registrare variazioni di massa grassa comprese tra una perdita di 11 chilogrammi e un guadagno di 7. In entrambi i casi, i livelli circolanti di endotrofina hanno seguito le variazioni di massa grassa in modo diretto e coerente: aumentando con l’accumulo di grasso, diminuendo con la sua riduzione. Il valore clinico dell’endotrofina non si esaurisce nella sua funzione di indicatore. I dati suggeriscono che la molecola possa spiegare in parte il legame tra aumento del grasso corporeo e innalzamento del colesterolo totale, partecipando attivamente ai processi che portano alle complicanze metaboliche dell’obesità. Questa duplice natura — marcatore dinamico e possibile mediatore biologico — apre la strada a terapie mirate che agiscano direttamente sull’endotrofina, affiancando i percorsi di dimagrimento con un approccio che interviene sulle conseguenze biologiche di un tessuto adiposo disfunzionale. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00




