Roma, 24 settembre 2026 (Agenbio) – Entro la fine del secolo oltre il 40% delle terre emerse, esclusa l’Antartide, potrebbe essere interessato da condizioni climatiche aride. Lo indica uno studio guidato dall’Accademia cinese di scienze forestali e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.
Secondo le stime dei ricercatori, rispetto al periodo di riferimento 1994-2023 le aree aride potrebbero aumentare di circa 2,37 milioni di chilometri quadrati: una superficie pari a quasi otto volte quella dell’Italia. Le regioni più colpite saranno l’Australia, seguita dal Brasile orientale e da alcune zone dell’Africa settentrionale e meridionale. La progressiva espansione di condizioni tipiche dei territori aridi verso zone oggi più umide potrebbe aggravare la scarsità d’acqua, favorire il degrado degli ecosistemi e accelerare i processi di desertificazione, con conseguenze anche sullo sviluppo sostenibile.
Per elaborare le previsioni, gli studiosi hanno utilizzato un nuovo metodo capace di considerare anche gli effetti dell’aumento dell’anidride carbonica sull’attività delle piante. Una maggiore concentrazione di CO2, pur essendo tra le principali cause del cambiamento climatico, può infatti indurre la chiusura parziale degli stomi, i minuscoli pori presenti sulle foglie, riducendo la traspirazione e la perdita d’acqua. Per questo motivo le nuove stime risultano più contenute rispetto a quelle formulate da precedenti ricerche.
L’aumento maggiore dovrebbe comunque riguardare le zone iperaride, nelle quali l’acqua dispersa dal suolo e dalle piante è almeno venti volte superiore alle precipitazioni annuali. Queste aree coprono oggi il 7,5% delle terre emerse e comprendono territori come il Sahara e il deserto di Atacama. (Agenbio) Alessio Lucarelli 10:00




