Roma, 24 settembre 2026 (Agenbio) – I microrganismi che vivono insieme ad alghe, coralli e piante marine, essendo particolarmente sensibili alle variazioni ambientali, potrebbero permettere di individuare in anticipo i segnali di sofferenza degli ecosistemi costieri e contribuire a prevenirne il degrado. È quanto emerge da uno studio in via di pubblicazione sulla rivista Trends in Ecology & Evolution, condotto dai biologi dell’Università di Pisa in collaborazione con l’Università di Sydney.
Le comunità di microrganismi che formano il microbioma marino svolgono numerose funzioni essenziali per gli organismi che le ospitano. Oltre a proteggerli dagli agenti patogeni, favoriscono l’assorbimento delle sostanze nutritive, ne sostengono la crescita e li aiutano a resistere agli stress ambientali. Alcune comunità di microrganismi, ad esempio, si sono dimostrate capaci di aumentare la resistenza dei coralli alle ondate di calore, limitando il fenomeno dello sbiancamento. In altri casi hanno migliorato la disponibilità di nutrienti nelle piante marine e favorito la crescita e il recupero delle macroalghe.
Studiare il microbioma potrebbe quindi offrire nuovi strumenti per monitorare e proteggere gli ecosistemi marini maggiormente a rischio, rendendo più rapide ed efficaci le strategie di conservazione. La ricerca nasce dalle attività del gruppo di Ecologia marina del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, impegnato da anni nello studio della stabilità e della capacità di recupero degli ambienti costieri. Gli esperimenti vengono condotti lungo la costa di Livorno e nell’Arcipelago Toscano, con particolare attenzione alle foreste di macroalghe e alle praterie marine. (Agenbio) Alessio Lucarelli 11:00




