Dopo decenni di esclusione, il recente decreto che apre ai biologi le borse di studio ministeriali è una “breccia in un muro che durava da oltre trent’anni”, ma la disparità è tutt’altro che finita. Lo afferma Vincenzo D’Anna, che definisce i fondi stanziati una semplice “mancia” e la struttura della borsa un’ingiustizia che sfiora il ridicolo.
Finanziamento Insufficiente: Una “Mancia” per i Professionisti
Secondo D’Anna, i 40 milioni stanziati sono una cifra irrisoria se paragonata ai 7-8 miliardi che il governo vanta di aver destinato alla sanità. Questo rende la borsa di studio, pari a meno di 500 euro al mese, “certamente insufficiente”. Discutere animatamente per importi così bassi, rispetto agli stanziamenti miliardari del settore, porta la questione dal sublime al “ridicolo”.
L’Ingiustizia Strutturale: “Parti Eguali tra Diseguali”
Il problema più grave, sottolinea D’Anna, risiede in due limiti normativi. Citando Lorenzo Milani, afferma che “la più grande delle ingiustizie è fare parti eguali tra diseguali”. È inaccettabile applicare lo stesso limite di reddito di 7.500 euro sia a un medico, che percepisce una borsa da circa 2.000 euro, sia a un biologo, che ne riceve meno di 500. La proposta correttiva è di rendere il limite proporzionale: se la borsa è un quarto, il limite di reddito dovrebbe salire a 20.000 euro per garantire equità.




