Il genoma umano nasconde le tracce di un ominino mai identificato nei fossili

Roma, 2 settembre 2026 (Agenbio) – Neandertaliani, denisoviani, Homo heidelbergensis, Homo erectus: la storia evolutiva della nostra specie è scritta in parte nei fossili, in parte nel DNA. Ma c’è almeno un capitolo che i fossili non hanno ancora consegnato — e che il genoma umano moderno custodisce in silenzio da centinaia di migliaia di anni. Uno studio pubblicato su Science ha identificato nelle sequenze genetiche di popolazioni viventi di tutto il mondo le tracce di un ominino mai ritrovato nella documentazione fossile: un antenato “fantasma” la cui linea evolutiva si separò dalla nostra circa 830mila anni fa, per poi tornare a mescolarsi con i sapiens prima della loro migrazione fuori dall’Africa. Il metodo alla base della scoperta è computazionale: i ricercatori hanno ricostruito i cosiddetti grafi di ricombinazione ancestrale (ARG), enormi alberi genealogici che tracciano la trasmissione dei frammenti di DNA nel corso di centinaia di migliaia di anni e che conservano le impronte genetiche di incroci avvenuti tra lignaggi umani molto distanti. Questo approccio consente di rilevare l’ascendenza arcaica anche in assenza di un genoma di riferimento con cui confrontarla — una caratteristica metodologica rilevante, perché l’antenato fantasma è per definizione privo di resti sequenziabili. Verificato il metodo su scenari di ibridazione con i Neanderthal già noti, i ricercatori lo hanno applicato a popolazioni moderne di tutto il mondo, trovando esattamente ciò che non si aspettavano. Tra lo 0,5 e l’1,1% del genoma umano moderno appartiene a questa ascendenza sconosciuta, presente in proporzioni simili tanto nelle popolazioni africane quanto in quelle di altri continenti, il che indica che l’incrocio avvenne prima della grande migrazione fuori dall’Africa, tra i 70mila e i 50mila anni fa. Le sue tracce si concentrano soprattutto in geni legati al sistema immunitario e al metabolismo. Spingendosi ancora più indietro, i ricercatori hanno individuato nel DNA delle popolazioni dell’Oceania i segni di un secondo lignaggio ancora più antico, separatosi dai nostri progenitori circa 1,77 milioni di anni fa, un possibile candidato è Homo erectus, coerente sia con le stime temporali sia con la sua ampia distribuzione geografica. (Agenbio) Emanuela Birra 9:00