Meno zucchero nei primi due anni di vita riduce il rischio di demenza del 23%

Roma, 12 agosto 2026 (Agenbio) – Un’eredità inattesa del razionamento alimentare imposto nel Regno Unito tra il 1940 e il 1953 ha fornito alla ricerca neurologica una delle più grandi coorti naturali di studio sull’impatto dello zucchero in età precoce: generazioni di bambini cresciuti con un apporto ridotto di zuccheri prima ancora della nascita e nei primissimi anni di vita. Partendo da questo scenario storico, i ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong hanno condotto uno studio su oltre 64mila persone pubblicato su Neurology, che documenta un legame biologicamente rilevante tra l’esposizione precoce agli zuccheri e il rischio di demenza in età adulta.

Il disegno dello studio è particolarmente robusto perché sfrutta una differenza reale nelle diete di popolazioni altrimenti simili, non una variazione indotta sperimentalmente. I partecipanti sono stati seguiti per un massimo di 15 anni a partire da un’età media di 55 anni, con monitoraggio delle diagnosi di demenza attraverso le cartelle cliniche. Chi era stato esposto al razionamento già in utero e durante il primo anno di vita ha mostrato un rischio di demenza inferiore rispetto ai nati dopo la fine del razionamento; chi aveva beneficiato della restrizione fino ai due anni ha registrato una riduzione ancora più marcata, nell’ordine del 23%. L’insorgenza della demenza risultava inoltre ritardata in media di quasi tre anni. Il dato che conferisce solidità biologica ai risultati viene dal neuroimaging: i soggetti con minor consumo di zucchero nei primi anni di vita presentavano un volume totale di materia grigia maggiore e meno danno al tessuto cerebrale, suggerendo che la dieta nella prima infanzia eserciti un effetto strutturale duraturo sullo sviluppo cerebrale, con conseguenze misurabili decenni più tardi. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00