Fentanyl, oppioide sintetico tra terapia e dipendenza: meccanismi d’azione e rischi

Roma, 20 luglio 2026 (Agenbio) – Il Fentanyl occupa una posizione paradossale nella medicina contemporanea: strumento terapeutico insostituibile nel controllo del dolore grave e, al tempo stesso, protagonista di una delle crisi di salute pubblica più devastanti degli ultimi decenni. Il furto di 80 fiale dall’Ospedale Israelitico di Roma – una quantità sufficiente a produrre circa 20mila dosi illecite — ha riportato sotto i riflettori una molecola che la maggior parte delle persone conosce solo per i suoi rischi, ignorandone la rilevanza clinica. Oppioide sintetico 80-100 volte più potente della morfina, il fentanyl è impiegato in anestesia, terapia intensiva e nel trattamento del dolore cronico grave, in particolare oncologico. Agisce legandosi ai recettori oppioidi del sistema nervoso centrale, distribuiti in aree cerebrali che regolano dolore, respirazione e umore, ma anche il circuito della ricompensa. È proprio questa seconda azione a rendere la molecola pericolosa fuori dal contesto clinico: il corpo associa le sensazioni di benessere alla sostanza e ne richiede dosi crescenti, mentre i recettori si desensibilizzano progressivamente. Il meccanismo si instaura in pochi giorni. Fuori dal contesto controllato, bastano 2 milligrammi, una quantità invisibile a occhio nudo, per provocare depressione respiratoria letale. In Italia il fenomeno rimane contenuto, grazie a una cultura prescrittiva rigida e a un sistema di sorveglianza che include il monitoraggio delle acque reflue. Negli Stati Uniti il quadro è radicalmente diverso: il fentanyl è oggi coinvolto in oltre il 70% dei decessi per overdose da oppioidi, con oltre 81mila morti nel solo 2022. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00