Restauro, il Soprintendente Nuzzo: “La Campania è un laboratorio internazionale. La multidisciplinarietà è la chiave”

Un nuovo paradigma per la tutela e il restauro del patrimonio culturale, fondato su un principio non negoziabile: “conoscere per intervenire”. È questa la visione espressa da Mariano Nuzzo, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, intervenuto all’evento promosso da FNOB e FIB su “Biologia applicata al restauro: innovazione e tutela del patrimonio culturale”, svoltosi all’Orto Botanico di Napoli.

Un evento che pone la Campania al centro di una rivoluzione metodologica di portata internazionale. L’approccio monodisciplinare, che rischia di portare a interventi inefficaci o dannosi, lascia il posto a una strategia integrata dove biologia, archeologia e architettura dialogano per decisioni più consapevoli.

La Biologia come Sensore Ambientale

Al centro di questa visione c’è il ruolo fondamentale delle discipline biologiche. La biologia non è più un campo di studi separato, ma uno strumento diagnostico essenziale per comprendere le complesse interazioni tra un bene culturale e il suo contesto ambientale. Questo permette di analizzare fattori come umidità, microclima e biodeterioramento prima di qualsiasi intervento, prevenendo trattamenti controproducenti. Tecniche innovative, rappresentano esempi concreti di come la biologia applicata possa offrire soluzioni efficaci e mirate.

Campania: Un Laboratorio a 360 Gradi

La Regione Campania, con la sua straordinaria eterogeneità di tesori, si trasforma in un “laboratorio nazionale, ma oserei dire internazionale” – ha dichiarato Nuzzo. La coesistenza di patrimoni archeologici sommersi, grandi depositi da curare, architetture storiche e parchi monumentali offre un banco di prova unico. Questa diversità consente di sperimentare e validare protocolli d’intervento a 360 gradi, sviluppando modelli di gestione e restauro che possono essere replicati in altri contesti.

L’approccio di Nuzzo trova riscontro diretto nei casi di studio che ha presentato nel corso dell’evento, tra cui:

– Il Parco Archeologico di Pompei, definito un “grande laboratorio italiano” per la conservazione programmata, dotato di un sistema web su misura per il monitoraggio e la manutenzione costante.
– Il restauro di Villa Favorita a Ercolano, dove il tema biologico è centrale e si sperimentano tecniche innovative come la biopulitura con larve di Lucilia sericata.

– La gestione dei depositi d’emergenza per i Campi Flegrei presso la Reggia di Caserta, dove l’analisi bioclimatica è fondamentale per il trasferimento dei reperti.

L’intervento del Soprintendente, ha delineato una visione strategica basata sull’integrazione di studio, prevenzione, manutenzione e restauro, come sancito dall’articolo 29 del Codice dei Beni Culturali. Nuzzo ha criticato gli interventi episodici, sottolineando come solo un dialogo costante tra diverse professionalità – archeologi, architetti, chimici e, in modo cruciale, biologi – possa garantire la tutela del patrimonio a lungo termine.

Dalla Teoria alla Pratica: I Prossimi Passi
Un passo fondamentale in questa direzione sarà l’avvio, a settembre, di una nuova Scuola di Restauro, destinata a formare le future generazioni di professionisti secondo questo approccio integrato. La mappatura dei grandi depositi regionali e l’avvio di campagne di valutazione multidisciplinare rappresentano un ulteriore, imminente, passo operativo.

 

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