Le parole del presidente FNOB e FIB Vincenzo D’Anna nel corso dell’evento ECM “Biologia applicata al restauro: innovazione e tutela del patrimonio culturale”, svoltosi all’Orto Botanico di Napoli.
Il presidente D’Anna ha delineato una visione chiara per il futuro dei biologi: un ruolo da protagonisti nella salvaguardia dei beni culturali, trasformando una scienza moderna in concrete opportunità di impiego. A settembre debutterà la prima scuola di restauro dedicata ai biologi.
Il ruolo dell’Ordine e la formazione pratica
D’Anna ha sottolineato la responsabilità della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi nel supportare i giovani professionisti. Questo supporto si concretizza non solo in tutele giuridiche e informazione, ma soprattutto in una formazione che unisca il “sapere” al “saper fare”. L’obiettivo è preparare una nuova generazione di biologi capaci di operare in settori fino a oggi impensabili, dotandoli di competenze pratiche immediatamente spendibili sul campo.
Un nuovo modello formativo ibrido
È stato presentato un innovativo percorso formativo che integra lezioni teoriche online (FAD) con seminari pratici in presenza. Cinquanta saranno i biologi partecipanti. Questi workshop intensivi, della durata di tre giorni, permetteranno ai partecipanti di affrontare materialmente i problemi, come la rimozione di biodeteriogeni dalle opere d’arte, e di apprendere le corrette tipologie di intervento.
Collaborazione e rispetto per la storia
L’intervento del biologo nel restauro non è un’azione isolata, ma si inserisce in un contesto interdisciplinare. I biologi opereranno sotto la guida di storici dell’arte, restauratori e ricercatori, eseguendo indagini e interventi mirati a salvare il monumento e a garantirne la fruibilità.
Un punto chiave del discorso è stato il concetto di “patina del tempo”: non sempre un danno da cancellare, ma spesso un elemento che costituisce parte integrante della bellezza e del valore storico dell’opera, e che come tale va compreso e preservato.




