Roma, 30 aprile 2026 (Agenbio) – Una nuova strategia sperimentale offre speranza nella lotta contro il neuroblastoma, il tumore solido extracranico più comune nei bambini sotto i 5 anni. Un gruppo di ricercatori ha scoperto un meccanismo chiave che favorisce la crescita delle cellule tumorali. Hanno dimostrato che spegnere questo meccanismo può rallentare notevolmente la proliferazione delle cellule. Il neuroblastoma si origina dai neuroblasti, cellule immature del sistema nervoso simpatico. Può svilupparsi in diverse parti del corpo, più frequentemente nelle ghiandole surrenali o lungo la colonna vertebrale. Rappresenta circa il 10% dei tumori pediatrici e presenta forme molto varie. In alcuni casi, può regredire spontaneamente, soprattutto nei neonati, mentre in altri può trasformarsi in forme aggressive e metastatiche. La scoperta ruota attorno all’ossido nitrico, una molecola chiave per la comunicazione tra le cellule e per funzioni come la regolazione dei vasi sanguigni e la trasmissione nervosa. Se presente in quantità elevate e per lungo tempo, però, può favorire la progressione del tumore, causando danni al DNA e sostenendo la vita delle cellule cancerose. Gli scienziati hanno identificato l’enzima che produce ossido nitrico—la sintasi dell’ossido nitrico neuronale—come un vero “interruttore” della crescita tumorale. Riducendo l’attività di questo enzima, si riduce anche la produzione di ossido nitrico. Di conseguenza, si limita la capacità delle cellule tumorali di moltiplicarsi. Il meccanismo coinvolge una via biologica importante per la crescita cellulare, regolata dall’enzima mTOR. L’ossido nitrico aiuta a mantenerla attiva. La sua riduzione permette di riattivare i sistemi naturali che controllano la proliferazione. In altre parole, è come togliere il piede dall’acceleratore della crescita tumorale. Si tratta di risultati ancora preliminari, ma significativi perché identificano un bersaglio terapeutico preciso. Se confermati da ulteriori studi, potrebbero aprire la strada a trattamenti più mirati e meno invasivi per una malattia che, soprattutto nelle forme più aggressive, rimane difficile da curare. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00




