L’esclusione dei veterani: Il decreto subordinerebbe l’accesso alla dipendenza al possesso della specializzazione in medicina generale. Tuttavia, per decenni, i percorsi formativi di medicina generale e le altre specialità sono stati incompatibili. Risultato? Un’intera generazione di medici attualmente in servizio si troverebbe improvvisamente esclusa o penalizzata.
Il rischio fuga dei giovani: Nelle regioni del Nord, dove la carenza è già cronica, il servizio è spesso garantito da medici ancora in formazione o neodiplomati. Senza il titolo di specializzazione richiesto dalla nuova bozza, questi professionisti potrebbero abbandonare la medicina territoriale già a luglio per rifugiarsi nelle scuole di specialità, cercando prospettive di carriera più stabili.
Le conseguenze per i cittadini, avverte il sindacato, sarebbero immediate e drammatiche: un aumento esponenziale degli accessi impropri al Pronto Soccorso, l’abbandono della gestione delle cronicità e un peggioramento delle già profonde disuguaglianze sanitarie tra le diverse aree del Paese. La palla passa ora a Palazzo Chigi: la richiesta della Fimmg è chiara, fermare un provvedimento che, nato per riformare, rischia di trasformarsi nel colpo di grazia per la medicina di famiglia in Italia. (Agenbio)




