Medici di base in rivolta: “La riforma distrugge la professione”. Fimmg lancia l’appello a Meloni

Roma, 24 aprile 2026 (Agenbio) – Un muro contro muro che rischia di lasciare milioni di cittadini senza il primo presidio sanitario sul territorio. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) ha reagito con durissima fermezza alla bozza di riforma della professione elaborata dal Ministero della Salute, definendola un provvedimento “inattuabile e pericoloso” che spingerà i dottori alla fuga di massa.
Il sindacato contesta non solo il merito tecnico, ma anche il metodo: una riforma di tale portata sarebbe stata scritta “nell’oscurità”, senza alcun confronto con le categorie interessate. Una mancanza di dialogo che ha spinto la Fimmg a scavalcare il Ministro della Salute per chiedere l’intervento diretto della premier Giorgia Meloni. “È inaccettabile – si legge nella nota – che si tocchi il rapporto di cura di milioni di italiani senza un confronto istituzionale”.
I nodi tecnici: il paradosso dei titoli
Sono due le “contraddizioni tecniche” che, secondo la Fimmg, farebbero crollare il sistema:

L’esclusione dei veterani: Il decreto subordinerebbe l’accesso alla dipendenza al possesso della specializzazione in medicina generale. Tuttavia, per decenni, i percorsi formativi di medicina generale e le altre specialità sono stati incompatibili. Risultato? Un’intera generazione di medici attualmente in servizio si troverebbe improvvisamente esclusa o penalizzata.

Il rischio fuga dei giovani: Nelle regioni del Nord, dove la carenza è già cronica, il servizio è spesso garantito da medici ancora in formazione o neodiplomati. Senza il titolo di specializzazione richiesto dalla nuova bozza, questi professionisti potrebbero abbandonare la medicina territoriale già a luglio per rifugiarsi nelle scuole di specialità, cercando prospettive di carriera più stabili.

Le conseguenze per i cittadini, avverte il sindacato, sarebbero immediate e drammatiche: un aumento esponenziale degli accessi impropri al Pronto Soccorso, l’abbandono della gestione delle cronicità e un peggioramento delle già profonde disuguaglianze sanitarie tra le diverse aree del Paese. La palla passa ora a Palazzo Chigi: la richiesta della Fimmg è chiara, fermare un provvedimento che, nato per riformare, rischia di trasformarsi nel colpo di grazia per la medicina di famiglia in Italia. (Agenbio)