Il cuore resiliente dello squalo della Groenlandia: la nuova frontiera della biologia dell’invecchiamento

Roma, 24 aprile 2026 (Agenbio) –  Nel campo della gerontologia biologica, lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) rappresenta da tempo un enigma vivente. Con un’aspettativa di vita che può superare i 400 anni, questo predatore dei mari artici sfida le leggi biologiche sul decadimento cellulare. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata nel 2025 e guidata dal professor Alessandro Cellerino della Scuola Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con prestigiosi istituti internazionali, ha ribaltato il paradigma classico della longevità.
Contrariamente a quanto si potesse ipotizzare, il segreto della longevità dello squalo della Groenlandia non risiede in un’immunità ai processi di invecchiamento. L’analisi istologica condotta su esemplari di età stimata tra i 100 e i 150 anni ha rivelato un quadro clinico che, in qualsiasi altro vertebrato, sarebbe indice di patologia cardiaca terminale.
I ricercatori hanno riscontrato nel miocardio ventricolare:
fibrosi interstiziale e perivascolare estesa: una cicatrizzazione del tessuto che solitamente compromette la contrattilità.
Accumulo massivo di lipofuscina: il cosiddetto “pigmento dell’usura”, segno di un metabolismo cellulare rallentato ma persistente.
Stress ossidativo e danni mitocondriali: livelli elevati di 3-nitrotirosina indicano un ambiente cellulare chimicamente ostile.
Per escludere che tali alterazioni fossero dovute semplicemente alla pressione idrostatica o alle basse temperature, il team ha confrontato i tessuti dello squalo della Groenlandia con quelli dello squalo lanterna (Etmopterus spinax), che vive in habitat simili ma ha una vita più breve, e del Nothobranchius furzeri, il pesce con la vita più breve nota. Il risultato è stato sorprendente: le lesioni riscontrate sono specifiche della strategia vitale del Somniosus, definendo quello che gli scienziati chiamano “fenomeno della resilienza”.
Implicazioni per la biologia molecolare
Il segreto risiede nella capacità fisiologica di mantenere l’omeostasi e la funzionalità d’organo nonostante la presenza di danni strutturali profondi. Mentre la ricerca biomedica umana si è concentrata finora sul prevenire il danno cellulare, questo modello biologico suggerisce una nuova strada: lo studio dei meccanismi di tolleranza al danno.
“Questi esemplari apparivano sani e perfettamente integri al momento della cattura”, spiega il professor Cellerino. Questo indica che lo squalo della Groenlandia ha evoluto vie metaboliche e di segnalazione che gli permettono di bypassare le disfunzioni mitocondriali e la rigidità fibrotica.
La ricerca italiana, che ha visto la partecipazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dell’Università di Genova, apre nuovi orizzonti per la comprensione delle malattie cardiache legate all’età. Comprendere come un cuore “biologicamente malato” possa continuare a battere per secoli senza scomporsi potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alle terapie rigenerative e alla gestione della senescenza nell’uomo. (Agenbio)