Roma, 1° ottobre 2026 (Agenbio) – L’occhio è l’unico organo che non dispone di barriere tra la propria superficie e l’ambiente esterno. Film lacrimale, congiuntiva e cornea sono esposte direttamente all’aria, e quindi agli inquinanti che la compongono. È questa caratteristica anatomica a conferire particolare plausibilità biologica ai risultati di una meta-analisi presentata al 44° Congresso della Società Europea dei Chirurghi della Cataratta e Refrattivi a Londra: una revisione sistematica di 41 studi osservazionali che documenta un’associazione significativa tra esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico e rischio di glaucoma e cataratta. Il particolato fine (PM₂.₅), quelle microparticelle abbastanza piccole da penetrare in profondità nei tessuti, è risultato il principale imputato. Chi vive nelle aree più inquinate presenta un rischio di sviluppare il glaucoma fino al 70% superiore rispetto a chi risiede in zone con aria più pulita. Per ogni incremento significativo dell’esposizione, il rischio di glaucoma cresce di circa l’8% e quello di cataratta di circa il 4%. Le evidenze sulla degenerazione maculare senile sono invece meno univoche, con alcuni studi che suggeriscono un legame ma senza la stessa coerenza. Il meccanismo ipotizzato coinvolge lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica indotti dall’esposizione prolungata alle polveri sottili: nel glaucoma, questo processo può danneggiare progressivamente il nervo ottico; nella cataratta, altera la trasparenza del cristallino. Trattandosi di studi osservazionali, la meta-analisi documenta correlazioni e non stabilisce causalità diretta. Ma il quadro complessivo è sufficientemente coerente da suggerire che la qualità dell’aria dovrebbe essere considerata un fattore di rischio oculare rilevante, al pari di età, familiarità e pressione endoculare. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00




