Roma, 27 luglio 2026 (Agenbio) – La secrezione di cortisolo nei pazienti con tumori benigni del surrene non è stabile, come si è ritenuto finora, e può modificarsi nel tempo, influenzando il rischio di peggioramento dell’ipertensione arteriosa e un più elevato carico complessivo di fattori di rischio cardiometabolico. È quanto emerge da uno studio internazionale, al quale ha partecipato anche l’Università di Torino, pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology.
Lo studio ha coinvolto 2.525 pazienti seguiti per un periodo medio di quasi sette anni in 25 centri specialistici di 14 Paesi. I risultati dello studio mostrano invece che la secrezione di cortisolo cambia nel tempo in oltre un paziente su cinque: il 22 per cento dei soggetti osservati ha infatti modificato il proprio profilo ormonale durante il follow-up e la maggior parte di queste variazioni si è verificata entro i primi tre anni dalla diagnosi. Si tratta di un risultato che mette in discussione il paradigma finora adottato e suggerisce l’utilità di una rivalutazione periodica in una quota significativa di pazienti.
La ricerca ha inoltre identificato i pazienti con persistente eccesso di cortisolo come il gruppo a maggiore rischio clinico. In questi pazienti è stato osservato un incremento del 34 per cento del rischio di peggioramento dell’ipertensione arteriosa rispetto a coloro che presentano valori di cortisolo costantemente nella norma. Nell’arco di dieci anni, questi pazienti trascorrono mediamente circa due anni in meno senza peggioramento dell’ipertensione, una differenza clinicamente rilevante che sottolinea l’importanza di un monitoraggio più accurato e di un controllo tempestivo dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili. (Agenbio) Etr 14:00




