Roma, 3 giugno 2026 (Agenbio) – Una forma di ictus che rappresenta circa un quarto dei casi non sarebbe legata, come si pensava finora, al blocco di piccole arterie cerebrali da parte di depositi lipidici, ma a una loro dilatazione patologica. Una ricerca pubblicata sulla rivista Circulation suggerisce infatti un meccanismo alternativo alla base dell’ictus lacunare, con possibili ricadute sulla prevenzione e sulla scelta delle terapie. L’ictus lacunare è una forma di danno cerebrovascolare di piccole dimensioni, che interessa le strutture profonde del cervello ed è spesso associato alla malattia dei piccoli vasi, una condizione che coinvolge la rete dei microvasi cerebrali. Colpisce con maggiore frequenza soggetti anziani e pazienti con ipertensione o diabete, e può determinare nel tempo un accumulo di microlesioni cerebrali responsabili di disturbi cognitivi progressivi e deficit neurologici. L’analisi clinica e di imaging ha evidenziato che il restringimento delle arterie non risulta associato in modo diretto a questo specifico sottotipo di ictus, mentre una dilatazione dei piccoli vasi cerebrali si correla con una maggiore probabilità di eventi lacunari, con un rischio fino a quattro volte superiore. Questa caratteristica vascolare è risultata inoltre associata a un’evoluzione più rapida del danno cerebrale e a una maggiore incidenza di lesioni “silenti”, cioè clinicamente non evidenti, ma rilevabili alle neuroimmagini e implicate nel declino cognitivo. Il dato più rilevante riguarda le implicazioni terapeutiche: una quota significativa di pazienti ha sviluppato nuovi eventi ischemici nonostante la terapia antiaggregante standard, suggerendo che i meccanismi coinvolti nell’ictus lacunare possano essere diversi da quelli trombotici classici. Questo apre la strada allo sviluppo di strategie preventive più mirate alla funzionalità e alla struttura dei piccoli vasi cerebrali, piuttosto che alla sola inibizione della formazione di trombi. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00




