1° giugno 2026 (Agenbio) – L’essere umano dorme meno di quanto il suo organismo richiederebbe realmente. È il cosiddetto “paradosso del sonno umano”, descritto dall’antropologo biologico David Samson dell’Università di Toronto, secondo cui il fabbisogno biologico della nostra specie sarebbe di circa 9 ore e mezza di sonno al giorno, mentre la media reale globale resta inferiore alle sette ore. Una discrepanza che, secondo il ricercatore, non dipende soltanto dalle abitudini moderne, ma affonda le sue radici nell’evoluzione della specie umana. Il sonno svolge funzioni essenziali per il cervello e per l’organismo: favorisce il recupero metabolico, la regolazione emotiva, l’efficienza cognitiva, il consolidamento delle connessioni neuronali e l’eliminazione delle sostanze di scarto prodotte dall’attività cerebrale. Eppure, nel corso dell’evoluzione, gli esseri umani avrebbero sviluppato un riposo più breve, ma più intenso. Secondo l’ipotesi formulata da Samson, quando gli antenati umani abbandonarono ambienti più protetti per dormire in contesti più esposti, la selezione naturale avrebbe favorito un sonno più compatto e profondo, privilegiando soprattutto le fasi REM, fondamentali per il recupero neurologico. Questo adattamento avrebbe consentito di aumentare il tempo dedicato ad attività essenziali per la sopravvivenza, come la ricerca di risorse, le interazioni sociali e l’apprendimento. Secondo il ricercatore, dunque, la riduzione del tempo di sonno non sarebbe soltanto una conseguenza della società contemporanea, ma il risultato di un adattamento evolutivo che ha privilegiato qualità e intensità del riposo rispetto alla sua durata. (Agenbio) Emanuela Birra 13:00


