Roma, 29 aprile 2026 (Agenbio) – In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, i numeri restituiscono il ritratto di un’Italia che fatica a proteggere i propri lavoratori. Nonostante una flessione dei casi mortali (102 nei primi due mesi del 2026 contro i 138 dello scorso anno, -26,1%), il bilancio complessivo resta drammatico: oltre 91mila infortuni denunciati e un preoccupante incremento del 14,2% delle malattie professionali.
L’allarme dei sindacati e il nodo delle risorse
Il dibattito si sposta oggi sulla gestione economica della prevenzione. CGIL, CISL e UIL denunciano un paradosso: a fronte di un INAIL solido finanziariamente, le risorse destinate alla sicurezza restano esigue. Secondo le stime Uil, i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) ricevono appena il 10,4% di quanto previsto dai Livelli essenziali di assistenza (Lea). Un dato che scende ulteriormente se si guarda al Fondo sanitario nazionale: solo lo 0,4% viene investito in prevenzione negli ambienti lavorativi.
Il biologo: figura chiave per la sicurezza e la salute
In questo scenario, la figura del biologo emerge come essenziale per invertire la rotta, non solo come professionista esperto in materia di sicurezza (D.Lgs. 81/08), ma come garante della salute pubblica.
Il contributo della categoria dei biologi si esplica in ambiti tecnici fondamentali per ridurre l’incidenza delle malattie professionali.
Monitoraggio dei rischi biologici e chimici: valutazione degli agenti patogeni e delle sostanze tossiche nei processi industriali e sanitari.
Igiene degli alimenti e degli ambienti: controllo della salubrità dei luoghi di lavoro per prevenire patologie croniche.
Medicina del lavoro e tossicologia: collaborazione attiva nella sorveglianza sanitaria per identificare precocemente i segnali di esposizione professionale.
Controlli e regolarità: un impegno comune
Il rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro segnala un tasso di irregolarità preoccupante, specialmente nel settore agricolo, dove le violazioni prevenzionistiche sono aumentate del 7,8%. Per la Federazione Nazionale dei Biologi, questo scenario impone una riflessione sulla necessità di potenziare i controlli e, soprattutto, di promuovere una cultura della sicurezza che passi per la competenza scientifica.
“La dignità della persona deve stare al centro del fare impresa”, ricordano le sigle sindacali. Un obiettivo che i biologi sottoscrivono con l’impegno quotidiano nei laboratori, nelle aziende e negli enti di controllo, affinché la prevenzione non sia un costo residuo del bilancio sanitario, ma il pilastro su cui fondare un sistema produttivo moderno e sicuro. (Agenbio)




