“Ordini regionali. Tempo di verifiche elettorali”: l’editoriale di Vincenzo D’Anna in uscita sul numero di aprile 2026 del Giornale dei Biologi

Sembra ieri, ma siamo già alla scadenza del primo mandato per gli ordini regionali e sovraregionali dei Biologi e, come per tutti gli organismi elettivi, si dovrà procedere al rinnovo delle cariche di cui essi si compongono.

È regola aurea della democrazia che le elezioni rappresentino anche il tempo del rendiconto dell’opera svolta da coloro che furono eletti e hanno rivestito cariche di rappresentanza degli iscritti negli organi statutari.

Sarà bene chiarire un aspetto che ancora a molti sfugge sulla natura stessa degli Ordini territoriali: essi sono organismi “politici” nel senso etimologico del termine, ossia svolgono la funzione di governo di un ente pubblico che osserva regole politiche, come tutti gli organismi elettivi.

Si tratta, ovviamente, di una particolare tipologia di politica, quella che riguarda gli interessi dei Biologi e che non ha alcuna contiguità con quella propriamente detta, che fa capo a partiti o movimenti politici. Per quanto le due tipologie siano ben distinte e separate tra loro, c’è chi le confonde e depreca ogni definizione terminologica riferibile alla politica.

Tuttavia, i Consigli Direttivi degli Ordini regionali e le successive cariche che questi eleggeranno, sono riconducibili alle tipologie delle cariche elettive, con tutto l’armamentario dei doveri che ne consegue in forza di leggi e regolamenti.

Ciascun Ordine regionale è un ente pubblico non economico e, come tutti gli enti pubblici, è soggetto a controlli; così come coloro che vengono eletti ad amministrarlo devono attenersi a una prassi decisionale e gestionale democratica, ossia frutto della maggioranza degli eletti in seno al Consiglio Direttivo.

È appunto la volontà deliberata del Consiglio Direttivo a determinare le decisioni: nessuna di esse può essere assunta senza il vaglio e l’approvazione dell’organo collegiale.

Il presidente è il legale rappresentante dell’ente ed esplica le funzioni previste dal regolamento, conformemente al mandato ricevuto dal Consiglio Direttivo. Non esiste, pertanto, la figura di un presidente che possa agire autonomamente senza una preventiva deliberazione approvata dalla maggioranza dei componenti del Consiglio.

Allo stesso modo, il bilancio di previsione annuale e quello consuntivo sono approvati dall’assemblea degli iscritti su proposta del Direttivo.

Non sembri pleonastico ripetere questi principi, che sono chiaramente rilevabili dai regolamenti adottati dai singoli Ordini territoriali e approvati dalla FNOB dopo l’esame di conformità.

Se in alcuni territori l’attività dell’Ordine langue o non brilla per attivismo, ciò è imputabile alla classe dirigente scelta a suo tempo dagli iscritti per quel determinato Consiglio Direttivo.

In verità, per quanto incrementata rispetto al passato, la percentuale dei votanti è ancora bassa, ancorché sia aumentato il numero degli iscritti all’Albo. Quest’ultimo, depurato dai morosi e dai dimessi, oggi conta un 30% in più rispetto all’inizio del mandato presidenziale.

Una categoria in crescita di adesioni e di partecipazione, ma che deve ancora migliorare nella propria attenzione verso l’Ordine professionale. Ancora tanti, troppi colleghi, infatti, sono indifferenti e indolenti: non seguono e non sfruttano i servizi loro offerti, le informazioni, la formazione gratuita, le tutele giuridiche e le opportunità, trasformando così una quota associativa – ben ripagata dall’ente – in una mera tassa da pagare!

Ed allora conviene, in prospettiva del voto autunnale per il rinnovo di nove degli undici Consigli Direttivi degli Ordini regionali, dare uno sguardo al regolamento elettorale pubblicato su tutti i siti regionali e della Federazione nazionale. Informarsi sulle modalità di presentazione delle candidature (anche singole), su chi siano gli aspiranti consiglieri, nonché sulle modalità di voto e di assegnazione dei seggi.

La democrazia, senza partecipazione, diventa un vuoto simulacro che lascia decidere a pochi della sorte di molti. Toccherà a ciascuno farne tesoro.