Diradanti chimici e… il caso delle mele nel cuneese

A metà maggio circa, una notizia flash su un telegiornale di prima mattina riporta il caso di alcune aziende nel cuneese che hanno subito danni a causa, sembrerebbe, di un diradante chimico.

L’operazione di diradamento del melo è una pratica importante nella coltivazioni per ottenere produzioni di qualità. Si tratta infatti di tecniche agronomiche utilizzate a seconda della cultivar, che prevedono condizioni particolari d’impiego e possono essere programmati in relazione all’intensità della fioritura, al tipo di potatura, alle condizioni climatiche, alla cultivar, etc….

I diradanti si possono suddividere in:

• fiorali;

• post fiorali;

• di tipo meccanico.

 

I primi, quelli fiorali, prevengono l’impollinazione tramite disidratazione dei fiori aperti non ancora fecondati, agiscono su molte varietà e necessitano di 2-­‐3 interventi. Le sostanze maggiormente utilizzate per tale trattamento sono:

• Ammonio tiosolfato (ATS);

• Ethephon1;

• Amide dell’acido Naftalenacetico (NAD);

• etc.

 

Per l’Etephon (CEPA) dal 2008 il residuo ammesso è stato abbassato a 0.05 ppm. Il Carbaryl, efficace su tutte le varietà, non più impiegabile dal 2009 e l’Oxamyl non è da meglio visto che è molto più tossico di Carbaryl!

Tra i diradanti post fiorali, il cui meccanismo d’azione comporta una riduzione dell’attività fotosintetica per cui i frutti più piccoli e deboli vanno incontro a cascola, troviamo:

• Acido alfa-­Naftalenacetico (NAA);

• Benziladenina (BA).

 

Il diradamento meccanico avviene tramite rotori dotati di fruste di plastica che asportano meccanicamente i fiori dei corimbi durante il periodo compreso tra la pre-­fioritura e la fioritura, riducendo il numero dei frutti per pianta (un effetto indiretto è dovuto alla produzione di etilene da ferita che provoca una cascola di frutticini).

Esso si presta ad integrare il diradamento chimico, così come si presta quello manuale usato per rifinire le piante e migliorare così la qualità del raccolto.

 

Quest’anno si è reso disponibile un nuovo diradante chimico a base di Metamitron, noto come erbicida, presente nel Brevis riformulato e usato per il dirado delle pomacee.

Esso appartiene alla classe degli erbicidi a base di triazinoni (Regolamento 1185/2008 relativo alle statistiche sui pesticidi) che agisce inibendo la fotosintesi e provocando la cascola dei frutticini. Esso è prodotto da una ditta Israeliana, la Agan Chemical Manufactures che nel luglio del 2014 ha cambiato il suo nome in ADAMA Agan Ltd. con sede ad Ashdod. Dal 2011 è controllata per il 60% dalla multinazionale ChemChina (China National Chemical Corporation) il restante 40% è di Koor Industries Ltd. In una nota della Fondazione Fojanini di Studi Superiori si legge “…Attenzione, il prodotto è di recente introduzione e va utilizzato con prudenza e consultando i servizi tecnici. Inoltre, per le aziende che seguono le misure agroalimentari e di conseguenza a livello generalizzato anche il Regolamento di autodisciplina, il prodotto è consentito solo previa richiesta di deroga…”. Purtroppo, per motivi ancora tutti da chiarire, l’uso di questo prodotto ha portato ad un eccessivo diradamento con perdita, per alcuni tipi di cultivar, di tutti i frutticini e grande danno per coltivatori del cuneese.

Sono tuttora in atto delle indagini da parte della ditta produttrice in collaborazione con i tecnici della CReSO (Centro di Ricerca di Manta-­‐Cuneo) per stabilire cosa realmente sia accaduto. Per ora non ci è dato sapere cosa abbia realmente provocato tutto ciò. Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi!

 

 

 

Dr.ssa Elga Baviera

Membro della Commissione permanente di Studio dell’ONB “Igiene, Sicurezza e Qualità”

Esperta in Sicurezza degli Alimenti

 

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