Roma, 23 ottobre 2026 (Agenbio) – Una compressa che toglie al melanoma la capacità di nascondersi e lo consegna all’immunoterapia. La molecola si chiama HBI-8000 (tucidinostat). Somministrata insieme a nivolumab, ha ridotto del 27% il rischio di progressione della malattia rispetto al solo nivolumab, allungando la sopravvivenza libera da progressione. Sono i risultati dello studio internazionale di Fase 3 HBI-8000-303, presentati a Madrid al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo).
La sperimentazione ha coinvolto 404 pazienti con melanoma avanzato, mai trattati prima con l’immunoterapia. Con la combinazione la regressione del tumore è arrivata nel 41,4% dei casi, contro il 32,3% del braccio di controllo.
Un meccanismo epigenetico
HBI-8000 appartiene agli inibitori delle istone deacetilasi (HDAC), enzimi che agiscono sulla struttura della cromatina. Le cellule tumorali li sfruttano per compattare il proprio Dna e silenziare gli antigeni, cioè i segnali che il sistema immunitario riconosce come bersagli. Bloccare questi enzimi significa rendere di nuovo visibile il tumore.
“Con questa combinazione entriamo in una nuova dimensione dell’immunoterapia, in cui superiamo nettamente la capacità del tumore di nascondersi”, spiega Paolo Ascierto, ordinario all’Università Federico II di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma e tra i principali autori dello studio. “Bloccando questi enzimi ‘spogliamo’ le cellule maligne dalle loro difese fisiche, rendendole immediatamente riconoscibili al sistema immunitario”.
A quel punto entra in gioco nivolumab, l’anticorpo che riattiva la risposta immunitaria contro le cellule cancerose. “Una volta smascherato il tumore”, aggiunge Ascierto, “l’immunoterapia può cacciare e distruggere le cellule tumorali con un’efficacia e una durata d’azione significativamente maggiori”. (Agenbio)




