“Il buco della piattaforma e la toppa di Enpab” di Vincenzo D’Anna

Gentili Colleghi,

mi scuso per importunarvi nuovamente con ulteriori considerazioni sulla chiusura della “Piattaforma del Biologo”, una vexata quaestio che merita di essere sviscerata completamente.
Si dice che, a volte, la toppa che si intende mettere per coprire un buco sia antiestetica e peggiore del buco stesso. Una massima che, in Via Tavernale, a Roma, sede dell’Ente di Previdenza dei Biologi, qualcuno dovrebbe ricordare.
Dalla ulteriore nota di chiarimento emanata dall’Enpab si apprendono infatti nuovi particolari degni di nota, pur restando, per taluni, la vecchia difficoltà a comprendere la natura e il significato di una comunicazione che la FNOB ha inviato alla ditta AgenTech, gestore del “portale”, il 16 settembre 2026.
La comunicazione era riferita al diniego opposto dalla Federazione alla richiesta di AgenTech di acquistare i dati sensibili contenuti nel sistema, così come potrete evincere ictu oculi dall’allegato alla presente. Comunicazione inviata anche all’Enpab.
La disdetta del contratto di manutenzione, già scaduto, ad AgenTech risale al marzo 2026, anch’essa correttamente inviata per conoscenza all’altro contraente, ossia l’Enpab.
In entrambi i casi non c’è nulla che abbia attinenza con la fulminea chiusura del servizio, per la quale si sarebbe dovuto comunque addivenire concordemente e con il necessario preavviso agli utilizzatori.
Ma, in disparte tutto questo, una domanda sorge spontanea: chi ha progettato, validato, sperimentato e gestito la Piattaforma, che evidentemente non è servita che a qualche sparuto segmento di colleghi, se non all’Enpab?
Cento biologi su 57.000 sono la testimonianza che quella Piattaforma era mal fatta e inutile, confortando la scelta della FNOB.
Circostanza che richiederebbe che Lorsignori facessero ammenda, sia nei confronti della Federazione, che ha solo contribuito economicamente, giammai gestito alcunché della Piattaforma, sia nei confronti degli iscritti, e non il tentativo di addossare alla FNOB colpe e obblighi che non ha mai avuto.
Non crediamo alle invocazioni di candore e di pacatezza che pure si intravedono in taluni passaggi, conoscendone la natura e la provenienza.
Andremo fino in fondo, perché ci riteniamo parte lesa, così come lesa è stata la buona fede e la credulità di chi aveva riposto nel device informatico la speranza di un ausilio professionale.

Il Presidente FNOB
Sen. Dott. Vincenzo D’Anna

 

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