Roma, 27 agosto 2026 (Agenbio) – Intervenire direttamente sulla causa genetica di una cardiomiopatia e non soltanto sulle sue conseguenze. È la prospettiva aperta da uno studio del Murdoch Children’s Research Institute di Melbourne, pubblicato su Nature Cardiovascular Research. Nei modelli sperimentali, l’introduzione di una copia funzionante del gene ALPK3 ha prevenuto la comparsa della malattia e favorito il recupero del cuore quando il danno era già presente.Le alterazioni di ALPK3 possono causare forme anche gravi di cardiomiopatia. In queste condizioni il muscolo cardiaco può ingrossarsi, perdere capacità contrattile e sviluppare anomalie del ritmo. Per ripristinare la funzione del gene, i ricercatori hanno utilizzato un vettore virale adeno-associato, progettato per trasportare materiale genetico nelle cellule del cuore. ALPK3 sembra avere un ruolo nell’organizzazione del sarcomero, la struttura che permette al muscolo cardiaco di contrarsi, e nei processi che controllano ed eliminano le proteine danneggiate. Ripristinare il gene potrebbe quindi aiutare le cellule a riorganizzare non soltanto la propria attività contrattile, ma anche alcuni meccanismi essenziali di manutenzione. I risultati sono stati confermati negli organoidi cardiaci, piccoli tessuti tridimensionali ottenuti da cellule staminali di pazienti. Nei cosiddetti “mini-cuori” con varianti di ALPK3, la contrazione appariva debole e irregolare. Dopo l’introduzione della copia sana del gene, forza e regolarità si sono avvicinate ai livelli osservati nei tessuti non malati. La ricerca ha evidenziato anche un possibile collegamento con TTN, gene che contiene le istruzioni per la titina e le cui varianti sono tra le principali cause genetiche di cardiomiopatia dilatativa. Nei tessuti con alterazioni di TTN, l’aumento di ALPK3 ha migliorato la contrazione, suggerendo che la strategia potrebbe avere effetti anche quando il difetto originario interessa un gene diverso. Non si tratta ancora di una terapia disponibile: nessun paziente è stato trattato e restano da definire sicurezza, dosaggio e durata degli effetti. Lo studio dimostra tuttavia che, nei modelli analizzati, una cardiomiopatia già sviluppata può regredire attraverso il ripristino del meccanismo genetico compromesso. (Agenbio) Alessio Lucarelli 14:00




