Roma, 12 agosto 2026 (Agenbio) – Circa il 30% della popolazione adulta dorme cronicamente meno di quanto dovrebbe, non per privazione totale, ma per una sottrazione quotidiana di minuti che si accumula settimana dopo settimana. È proprio questa forma di deprivazione moderata e prolungata, la più comune e la più trascurata, al centro di uno studio dell’Irving Medical Center della Columbia University pubblicato sugli Annals of Internal Medicine: una ricerca che ha scelto deliberatamente di lavorare su condizioni realistiche anziché su scenari estremi da laboratorio. I 95 partecipanti — adulti che abitualmente dormivano 7-8 ore per notte — sono stati invitati a posticipare l’orario di addormentamento di 90 minuti per sei settimane consecutive, riducendo il sonno notturno di circa 80 minuti. Al termine del periodo di restrizione, i ricercatori hanno misurato variazioni di peso corporeo, composizione corporea, circonferenza addominale, livelli ormonali a digiuno e livelli di attività durante il giorno. I risultati mostrano un aumento di peso medio di circa 450 grammi, accompagnato da un incremento della sedentarietà diurna di 17 minuti, che sale a 30 minuti per gli uomini e per le donne in età post-menopausale. Le implicazioni metaboliche vanno oltre il dato ponderale. Ricerche precedenti dello stesso gruppo avevano già documentato che donne con rischio cardiometabolico elevato sottoposte a una restrizione simile sviluppano un aumento dell’insulino-resistenza, condizione che precede e predispone al diabete di tipo 2, e che pazienti con rischio cardiaco aumentato mostrano dopo la restrizione un incremento dell’infiltrazione infiammatoria nel tessuto cardiaco. Il quadro complessivo suggerisce che una privazione di sonno modesta, ma sistematica, possa innescare una cascata metabolica e infiammatoria con ripercussioni a lungo termine sulla salute cardiovascolare e metabolica, ben oltre il semplice aumento di peso. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00




