Fisiologia degli astronauti: cosa accade a muscoli, ossa, sistema immunitario e cervello nello spazio

Roma, 6 agosto 2026 (Agenbio) – Lo spazio è un ambiente ostile alla biologia umana. Lo sappiamo da decenni, ma è solo con l’intensificarsi dei programmi di esplorazione — dalla Stazione Spaziale Internazionale alla missione Artemis II, che ha riportato un equipaggio in orbita lunare a oltre cinquant’anni dall’Apollo — che la medicina spaziale ha iniziato a sistematizzare con precisione ciò che accade all’organismo in assenza di gravità e sotto l’effetto delle radiazioni cosmiche.

Il punto di riferimento più completo resta il Twins Study della NASA, pubblicato su Science nel 2019: due astronauti gemelli monozigoti, Scott e Mark Kelly, con DNA identico, uno in orbita per 340 giorni, l’altro a Terra come controllo biologico. I risultati hanno documentato modificazioni nella lunghezza dei telomeri, alterazioni del microbioma intestinale, variazioni nell’espressione genica e un aumento delle citochine infiammatorie. Sul piano cognitivo, alcune alterazioni delle prestazioni si sono rivelate persistenti anche oltre sei mesi dal rientro. Il dato più clinicamente rilevante è che certi effetti si attenuano con il ritorno alla gravità terrestre, altri no. La microgravità agisce sul corpo attraverso meccanismi multipli e interconnessi. Senza il carico gravitazionale, i muscoli si atrofizzano progressivamente e le ossa perdono densità minerale, con un rischio di osteoporosi che si accumula mese dopo mese. I fluidi corporei si ridistribuiscono verso la parte superiore del corpo, modificando la pressione endocranica e lo spessore retinico. Il sistema immunitario subisce una disregolazione che combina la soppressione di alcune risposte con l’iperattivazione di altre. A tutto questo si aggiunge l’esposizione alle radiazioni cosmiche galattiche, non schermata dal campo magnetico terrestre, con effetti a lungo termine documentati su cristallino, sistema nervoso centrale e rischio oncologico. Per i voli oltre l’orbita terrestre bassa, come quelli lunari o marziani, il profilo di rischio si aggrava ulteriormente, e il ritardo nelle comunicazioni con la Terra — fino a 40 minuti per Marte — rende necessaria una crescente autonomia medica dell’equipaggio. (Agenbio) Emanuela Birra 11:00