Roma, 3 agosto 2026 (Agenbio) – Uno studio dell’Università Statale di Milano e del MUSE – Museo delle Scienze di Trento mostra che i ghiacciai di pietra e i ghiacciai neri possono offrire rifugio ad alcune specie alpine minacciate dal riscaldamento globale. Il lavoro si basa su un campionamento condotto nell’arco di 13 anni in 471 punti distribuiti sulle Alpi italiane. L’analisi ha riguardato 209 specie di piante vascolari e artropodi, tra cui coleotteri carabidi e ragni, scelti come organismi sentinella per valutare gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi montani. Secondo i risultati dello studio, accanto a specie “vincitrici” (winners) o neutrali, capaci di beneficiare delle nuove condizioni climatiche o di tollerarle, emergono 43 specie “perdenti” (losers), per le quali l’aumento delle temperature rappresenta un fattore sfavorevole e può comprometterne la sopravvivenza.
Tuttavia, per il 21 per cento di queste specie, la presenza di ghiaccio sepolto attenua in modo significativo l’effetto negativo del riscaldamento, offrendo condizioni che possono favorirne la persistenza in contesti altrimenti meno adatti. Sono i cosiddetti “buffered losers”: specie sfavorite dall’aumento delle temperature, ma in grado di persistere localmente grazie all’effetto mitigante dei ghiacciai di pietra e dei ghiacciai neri. In questi contesti, infatti, i detriti rocciosi agiscono come una sorta di “coperta termica”, contribuendo a rallentare la fusione del ghiaccio e mantenendo microclimi più freddi e umidi rispetto alle aree circostanti. (Agenbio) Etr 9:00




