Giornata Mondiale delle Epatiti: Italia vicina all’eliminazione della C, ma preoccupa l’aumento dei casi di epatite A ed E

Roma, 26 luglio 2026 (Agenbio) – In occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti, i dati aggiornati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della Salute offrono una fotografia epidemiologica in chiaroscuro per l’Italia. Se da un lato il Paese si conferma in prima linea verso lo storico traguardo dell’eliminazione dell’epatite C, dall’altro si registra un’inversione di tendenza preoccupante per le epatiti a trasmissione oro-fecale (A ed E), i cui casi sono tornati a crescere nel corso dell’ultimo anno.

Epatite C e B: i successi dello screening e delle terapie. Il trend per le epatiti a trasmissione ematica e sessuale si conferma in netta discesa. Le forme acute di epatite B sono scese a 148 casi (rispetto ai 189 dell’anno precedente), con i fattori di rischio maggiori legati a trattamenti estetici (tatuaggi, piercing, manicure), cure odontoiatriche e rapporti sessuali non protetti. I riflettori sono tuttavia puntati sull’epatite C (HCV), le cui forme acute segnalate sono scese a 51. Grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta (DAA), capaci di eradicare il virus, l’Italia ha già trattato complessivamente 280 mila persone. Negli ultimi 5 anni, l’importante campagna di screening nazionale ha permesso di sottoporre a test oltre 3,1 milioni di cittadini, identificando e trattando più di 19 mila infezioni sommerse (di cui 4 mila in soggetti senza fattori di rischio noti). L’obiettivo OMS di eliminare l’infezione entro il decennio è ormai a portata di mano.

L’allarme dell’ISS: crescono le epatiti alimentari A ed EA fare da contrappeso ai successi terapeutici vi è il balzo in avanti delle epatiti trasmesse per via alimentare:

Epatite A: Ha registrato l’incremento maggiore, passando dai 443 casi dell’anno precedente ai 631 attuali, con un trend in ulteriore crescita nei primi mesi del nuovo anno. La causa primaria risiede nel consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, affiancata da una quota significativa di trasmissione sessuale (in particolare nella popolazione MSM).

Epatite E: I casi sono saliti da 70 a 92. In questo scenario, la principale fonte di contagio epidemiologico si conferma essere il consumo di carne suina cruda o non sufficientemente cotta (es. insaccati freschi).Come ricordato dall’ISS, “eliminare le epatiti significa prevenire cirrosi, tumori e morti evitabili”. Un monito che ribadisce la necessità di non abbassare la guardia sulla prevenzione primaria e secondaria. I dati epidemiologici emersi ridefiniscono le priorità d’azione per la figura del biologo, professionista sanitario centrale in due ambiti chiave di questa transizione. La diagnostica di laboratorio e lo screening:

Il contributo dei biologi clinici nei laboratori di analisi è fondamentale per l’identificazione precoce dei biomarcatori e per l’esecuzione dei test molecolari (HCV-RNA), indispensabili per far emergere il “sommerso” dell’epatite C e avviare tempestivamente i pazienti alla cura.

La sicurezza alimentare e la vigilanza: L’aumento dei casi di epatite A ed E chiama in causa direttamente i biologi che operano nel settore della sicurezza alimentare e dell’igiene dei prodotti. L’applicazione rigorosa dei protocolli HACCP lungo le filiere dei prodotti ittici e della carne suina, unita a una corretta informazione ai consumatori sulle modalità di cottura degli alimenti, rappresenta lo strumento principale per arginare la diffusione di questi patogeni. (Agenbio)