L’Universo primordiale si illumina: Euclid scopre i quasar più antichi del cosmo. Fondamentale il contributo della ricerca italiana

Roma, 6 luglio 2026 (Agenbio) – ROMA – Una straordinaria scoperta astronomica ridefinisce la nostra comprensione dell’Universo neonato. Il telescopio spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato ben 31 dei quasar più antichi mai registrati. Tra questi, due rappresentano un record assoluto di distanza e datazione: brillavano di una luce pari a quella di 1.000 miliardi di Soli quando il cosmo aveva appena 670 e 680 milioni di anni, ossia solo il 5% della sua età attuale. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Astronomy & Astrophysics, è stato guidato dall’astronomo Daming Yang dell’Università di Leiden (Paesi Bassi). La ricerca ha visto una massiccia e decisiva partecipazione della comunità scientifica italiana, confermando l’eccellenza del nostro Paese nella fisica fondamentale e nell’astrofisica.

Cosa sono i quasar e perché sfidano i modelli cosmologiciI quasar (nuclei galattici attivi) sono tra gli oggetti più luminosi dell’Universo. Non sono singole stelle, ma intere fasi evolutive di una galassia primordiale, in cui un buco nero supermassiccio centrale divora enormi quantità di materia.Questo “pasto” cosmico genera un attrito e un surriscaldamento tali da sprigionare un’energia colossale, capace di superare in luminosità la galassia ospite di centinaia o migliaia di volte.

Perché questa scoperta è così importante?Il mistero del tempo. Trovare buchi neri così colossali già formati appena 670 milioni di anni dopo il Big Bang è un rompicapo per i fisici. I modelli attuali faticano a spiegare come abbiano fatto ad accumulare così tanta massa in così poco tempo.

L’Epoca della Reionizzazione. Questi quasar fungono da veri e propri “fari” cosmici. La loro luce attraversa i gas primordiali permettendo agli scienziati di studiare la transizione dell’Universo dalle “età buie” a uno stato ionizzato e trasparente.

La tecnologia di Euclid e il Wide Survey. Lanciato nel 2023, il cacciatore spaziale Euclid si trova a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. A differenza di altri telescopi focalizzati su singoli oggetti, Euclid possiede una straordinaria ottica a grande campo unita a una sensibilità all’infrarosso che gli permette di setacciare immense porzioni di cielo (l’Euclid Wide Survey).Mentre in passato l’individuazione di questi oggetti richiedeva decenni di ricerche mirate, Euclid ha letteralmente raddoppiato il censimento dei quasar remoti conosciuti in poco tempo, scovando anche sorgenti molto più deboli e finora invisibili.

Una firma profondamente italiana. L’Italia si conferma protagonista assoluta della missione scientifica. Lo studio ha visto la sinergia dei principali enti di ricerca nazionali e di una fitta rete universitaria. Tra le istituzioni in prima linea spiccano l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), affiancati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) tramite lo Space Science Data Center di Roma. A questo sforzo titanico hanno preso parte i dipartimenti scientifici delle Università di Roma Tre, Firenze, Trento, Bologna, Genova, Federico II di Napoli, Torino, Milano, Padova e Trieste. Cruciali anche il ruolo dell’Istituto di Fisica Fondamentale dell’Universo (IFPU), della SISSA di Trieste, dell’ESRIN di Frascati e dell’ICSC (Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing) di Bologna, fondamentale per la gestione dei Big Data e l’elaborazione dei complessi algoritmi di calcolo.

Il punto di vista della biologia: una riflessione sull’origine. Anche se parliamo di astrofisica e cosmologia teorica, scoperte di questa portata toccano da vicino le fondamenta di tutte le scienze naturali, inclusa la biologia. Comprendere l’evoluzione chimica del cosmo primordiale è il primo passo per tracciare la storia degli elementi pesanti (come carbonio, ossigeno e ferro) sintetizzati proprio nelle prime galassie e all’interno delle stelle. Senza l’energia, le dinamiche e i cicli di materia innescati in queste epoche remote, oggi non avremmo la tavola periodica degli elementi né, di conseguenza base chimica essenziale per la nascita e lo sviluppo della vita. I risultati di questa ricerca aprono ufficialmente una nuova era per l’astronomia, dimostrando come la cooperazione internazionale e le competenze scientifiche italiane siano in grado di guardare indietro nel tempo fino alle origini stesse del tutto. (Agenbio)