Napoli, 2 luglio 2026 – La conservazione dei beni culturali italiani volta pagina: stop alla logica dell’emergenza, spazio a un approccio programmato e realmente multidisciplinare. È questo il messaggio lanciato da Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB) e della Fondazione Italiana Biologi (FIB), in occasione dell’evento “Biologia applicata al restauro” tenutosi oggi all’Orto Botanico di Napoli responsabili scientifiche Carla Cimmino segretaria FNOB e Teresa Verde coordinatore CNBA.
L’iniziativa ha visto l’annuncio dell’imminente avvio, a settembre, di una Scuola di Restauro dedicata ai biologi, un progetto che segna un passo decisivo per rafforzare il ruolo delle scienze applicate nella salvaguardia del patrimonio nazionale.
Durante l’evento, l’intervento dell’Architetto Mariano Nuzzo, Soprintendente MIC, ha delineato la visione strategica che anima la scuola. “Se venisse meno uno degli anelli della catena – studio, prevenzione, manutenzione e restauro – l’intero percorso della conservazione si interrompe”, ha dichiarato il sovrintendente Nuzzo, criticando gli interventi episodici. “È necessario passare da una multidisciplinarietà formale, dove ognuno agisce per conto proprio, a una reale, dove si costruisce una risposta comune a un problema complesso”.
Il ruolo del biologo, spiega il presidente D’Anna, è quello di eseguire indagini specifiche sotto la guida di restauratori e ricercatori, ma con un approccio che rispetta la storia dell’opera. “Non sempre la patina del tempo è qualcosa da cancellare, perché fa parte della bellezza dell’opera d’arte”. Il compito del biologo è quindi quello di effettuare le analisi necessarie per salvare il monumento e renderlo accessibile, preservandone il valore storico ed estetico.
La Struttura della Scuola
Sotto la responsabilità scientifica di Federico L. I. Federico, il percorso formativo avrà una durata di tre mesi e si rivolgerà a una prima classe di circa 50 biologi. La didattica integrerà lezioni teoriche in modalità webinar con seminari pratici itineranti di tre giorni , offrendo competenze specifiche come le tecniche di disinquinamento e la valutazione della “patina del tempo”.
Un Laboratorio a Cielo Aperto
I partecipanti applicheranno le conoscenze acquisite in siti di straordinaria importanza strategica.
L’avvio della scuola trasforma i principi della conservazione programmata da teoria a prassi operativa, consolidando il biologo come figura chiave nella tutela del patrimonio culturale italiano.
La giornata si è conclusa con l’intervento di Federico L.I. Federico Direttore Scientifico della Scuola Permanente FIB “La Biologia Applicata ai Beni Culturali” che ha tracciato una linea chiara sul ruolo evoluto del biologo nel campo del restauro. La sua analisi si è conclusa con un potente esempio sulla complessa storia della Basilica di Santa Chiara a Napoli.
Federico ha sottolineato come il restauro debba fondarsi su principi consolidati, tra cui la valutazione dell’*istanza storica* e della *istanza estetica* di un’opera. Ha evidenziato l’importanza di considerare la “storicità ulteriore” di un bene culturale, ovvero l’accumulo di eventi, anche traumatici come incendi o guerre, che ne stratificano il significato nel tempo.
Proprio per illustrare questo punto, ha citato il caso della basilica di Santa Chiara a Napoli che, dopo un incendio, fu ricostruita “con una scarsa attenzione verso la storicità culturale”. In questo processo, il rivestimento barocco che si era aggiunto nel tempo fu rimosso, alterando però la percezione delle “originali forme medievali”. Questo esempio critico serve da monito: un intervento che non tiene conto di tutte le fasi della vita di un monumento rischia di cancellarne la memoria stratificata, sacrificando la sua complessa biografia in nome di un’ipotetica purezza originale.
L’intervento di Federico rafforza la missione della nuova scuola: formare biologi dotati di una profonda “coscienza professionale” , capaci di leggere le complessità storiche e materiali di un’opera. L’obiettivo non è solo tecnico, ma culturale: garantire la “conservazione della memoria stessa dell’uomo”, perché, come ha concluso, “un uomo senza memoria è come una città senza storia”.





