Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta di modifiche del DPR 328/01, attuative della legge 163/2021, ossia le norme di riordino concernenti la categoria professionale dei Biologi.
Il provvedimento, frutto della collaborazione tra il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute e la Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), aggiorna le norme alla luce delle modifiche intervenute negli ordinamenti didattici universitari e nella disciplina dei titoli universitari abilitanti. In particolare, ridefinisce le modalità per rendere le lauree abilitanti, le relative prove e l’articolazione dell’ordinamento professionale, anche attraverso la revisione delle sezioni dell’albo e dei titoli di accesso. Disciplina, inoltre, i tirocini e le prove pratiche valutative, prevedendone l’integrazione nel percorso formativo universitario e lo svolgimento secondo modalità idonee a verificare l’acquisizione delle competenze professionali richieste.
Un iter durato ben quattro anni che rappresenta una pietra miliare, una svolta storica nella vita dei Biologi ai quali si aggiungeranno anche i laureati in Scienze Naturali LM 60 che potranno iscriversi all’Albo dei Biologi. Per farla breve, si sono finalmente riunite tutte le aree professionali e scientifiche afferenti alle scienze biologiche, ricomponendole in un unico albo e in un’unica categoria.
Sul piano pratico, vengono riconosciute per legge dello Stato gli ambiti professionali che si sono costituiti nell’arco di tempo intercorso tra la legge istitutiva dell’Ordine dei Biologi, risalente al 1967, e l’affermarsi di nuovi settori di competenza dei biologi. Possiamo ben affermare che quello portato a compimento è un vero e proprio atto di rifondazione della Categoria che non solo riconosce le denominazioni correnti che distinguono i biologi (Generali, Ambientali, Nutrizionisti), ma ne elenca in dettaglio le competenze professionali, ponendo termine alle incognite, alle controversie con altre categorie professionali (Medici, Chimici, Veterinari e Farmacisti), alle interpretazioni semantiche e giuridiche.
La vecchia legge istitutiva, ormai anacronistica, forniva solo generiche indicazioni che, per quanto vaste negli ambiti di riferimento, erano da interpretare nel campo di esercizio delle nuove attività professionali che nel corso dei decenni si erano ampliate e diversificate, lasciando i professionisti in balia di una lettura ermeneutica di generiche indicazioni. Ed infatti non specificamente indicate restavano le competenze in Nutrizione, Ambiente, Genetica e Genomica, Embriologia Clinica e PMA, Biologia Molecolare, Medicina predittiva e di precisione, Bioinformatica, Biorestauro, Biologia Marina, Farmacologia, Biologia e Genetica forense, Epigenetica ed Ecotossicologia, Citoistopatologia, sicurezza alimentare e agraria, economia circolare, recupero e risanamento ambientale.
Una carenza legislativa che se pure supportata da pareri di organi tecnici e della magistratura lasciava nell’indeterminazione delle proprie competenze professionali decine di migliaia di biologi. La modifica dell’iter di abilitazione, che si conseguirà nel corso della laurea magistrale (per coloro che si iscriveranno al primo anno di uno dei sette corsi di laurea che afferiscono all’Albo dei Biologi), pone anche condizioni per accedere al medesimo, ossia il possesso dei CFU necessari. Un argine sia pur parziale per limitare gli accessi all’albo alle lauree triennali non congruenti, ossia non conseguite presso le facoltà di Scienze, senza che questi abbiano sostenuto determinati esami di base indispensabili per acquisire il minimo dei saperi necessari per potersi fregiare del titolo di biologo dopo il conseguimento della laurea magistrale. Parimenti disciplinati i tirocini abilitanti.
In breve, consegniamo alle future generazioni certezze giuridiche e legislative, competenze chiare ed inequivocabili, una dignità professionale che li equipara a tutte le altre professioni sanitarie. Cosa resta ancora da fare? Tante altre cose: dall’ampliamento dei posti e della tipologia delle scuole di specializzazione disponibili per i Biologi, all’adeguamento della borsa per gli specializzandi, dall’applicazione del protocollo di intesa coi farmacisti per la farmacia dei servizi, al nuovo nomenclatore tariffario per i laboratori di analisi e alla riorganizzazione della rete dell’offerta, fino alla messa in funzione delle scuole permanenti sul campo che FIB e FNOB hanno ideato e messo a disposizione dei giovani iscritti per acquisire i rudimenti pratici della professione.
Insomma, non manca il da fare. Ma è opportuno rivolgere, da queste colonne, ai lettori una domanda: quanti saranno i biologi che si informeranno su tutte le cose conquistate e su quelle ancora da raggiungere? Quanti quelli che hanno capito che da soli, senza una categoria alle spalle coesa ed autorevole, non si va da nessuna parte? Il futuro, in effetti, dipende da queste risposte.
Sen. Dott. Vincenzo D’Anna
Presidente Fnob




