Roma, 5 giugno 2026 (Agenbio) – Un nuovo straordinario ritrovamento riemerge dalle ceneri di Pompei, confermando il ruolo centrale delle scienze biologiche e della ricerca multidisciplinare nella ricostruzione della storia antica. Durante gli scavi nell’Insula dei Casti Amanti, gli archeologi hanno rinvenuto lo scheletro integro di un equide. I resti si trovavano in un ambiente adibito alla lavorazione del pane. La scoperta apre nuovi scenari di studio per la biologia marina, l’archeozoologia e l’antropologia. Questo ritrovamento permette di comprendere non solo l’ecosistema e l’uso degli animali duemila anni fa, ma anche le loro reazioni biologiche di fronte a eventi catastrofici. L’intervento sul campo ha visto la stretta collaborazione tra gli archeologi e gli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei. Questo team interdisciplinare mette in luce l’importanza delle competenze scientifiche a tutela del patrimonio culturale. L’archeozoologo guiderà l’analisi osteologica per identificare con precisione la specie (cavallo o asino), l’età, lo stato di salute e le patologie dell’animale. L’archeobotanica analizzerà i micro-resti vegetali intrappolati nel terreno e nelle macine per ricostruire la dieta dell’equide e le materie prime usate nel panificio. L’antropologa integrerà i dati biologici con il contesto umano dell’epoca.
Un panificio industriale duemila anni fa. L’Insula dei Casti Amanti si conferma uno dei cantieri scientifici più importanti del sito. Il complesso non era solo una ricca dimora privata, famosa per l’affresco del “casto bacio”, ma ospitava una vera e propria struttura produttiva industriale. Il grande panificio era dotato di un forno monumentale, magazzini e stalle annesse. Nelle stalle erano già stati trovati in passato i resti di altri equidi, utilizzati per azionare le pesanti macine in pietra e trasportare il grano. L’ultimo equide rinvenuto, tuttavia, è stato trovato in uno spazio di lavorazione diverso. Gli scienziati ipotizzano che l’animale stesse cercando una via di fuga o un rifugio disperato nelle ore drammatiche dell’eruzione del 79 d.C.
La biologia applicata ai beni culturali. Come dichiarato dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, Pompei non è più soltanto un museo a cielo aperto di affreschi e architettura materiale. Grazie alle moderne tecnologie e all’approccio bio-archeologico, il sito è oggi un laboratorio vivo. Questo spazio permette di restituire dignità e memoria alle vite spezzate dall’eruzione. Per i professionisti della biologia, lo studio di questi reperti rappresenta un’applicazione fondamentale della biologia evoluzionistica e dell’ecologia storica. L’analisi del DNA antico (aDNA) e degli isotopi stabili sui resti ossei permetterà di mappare la provenienza dell’animale, i livelli di stress da lavoro e la biodiversità delle razze equine nel mondo romano. Questo lavoro dimostra come la scienza biologica sia una chiave imprescindibile per decifrare il passato. (Agenbio)




