Roma, 5 giugno 2026 (Agenbio) – Grazie all’utilizzo di metodi innovativi di trascrittomica e di epigenomica, un team composto da ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia e Humanitas ha scoperto che specifiche alterazioni molecolari rilevabili nel DNA possono aiutare a predire l’evoluzione della mielodisplasia. In particolare, tali alterazioni possono permettere di individuare più precisamente i pazienti che svilupperanno la leucemia mieloide acuta. Serena Ghisletti, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Ieo, spiega: «Abbiamo trovato il modo di identificare quei “pazienti nascosti” che, pur avendo caratteristiche di basso rischio, hanno elevate probabilità di sviluppare una leucemia mieloide acuta. Abbiamo scoperto che questo sottogruppo presenta alcune specifiche alterazioni nell’attivazione e nella regolazione dei geni. In particolare, abbiamo evidenziato il ruolo della proteina PU.1, che coordina l’attività di molti geni e costituisce un legame fra la risposta immunitaria e la progressione della malattia. I risultati di esperimenti di laboratorio hanno confermato che PU.1 promuove la mielodisplasia: quando la sua attività è bloccata, le cellule mielodisplastiche proliferano di meno e contemporaneamente diminuisce l’attività dei geni che promuovono le reazioni immunitarie e infiammatorie. In sostanza PU.1 è un marcatore della progressione della malattia e allo stesso tempo una sua causa». (Agenbio) Etr 12:00




