Coloro che seguono le vicende della categoria, consultano il sito istituzionale, si aggiornano attraverso i molteplici canali di informazione messi a disposizione degli iscritti, sapranno che si sono concluse le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Biologi della Lombardia. Alla presidenza è stata chiamata una donna, la collega Silvia Catricalà, dirigente biologa ospedaliera, che infoltisce la rappresentanza di genere già presente e si aggiunge alle altre cinque biologhe assurte alla carica di vertice degli Ordini dei Biologi territoriali.
Una buona notizia per una categoria nella quale oltre il sessanta per cento degli appartenenti è di genere femminile: un segno di vitalità, di maggiore rappresentatività della platea degli aderenti all’Albo. Ma al di là dei nominalismi di genere, ciò che maggiormente va rimarcato è il sensibile incremento del numero dei votanti rispetto alla precedente tornata elettorale, con la partecipazione al voto del 37% degli aventi diritto. Le liste concorrenti erano tre ed è prevalsa quella che ha riscosso circa il 40% dei voti. Gli auguri di rito e gli auspici sinceri di un buon lavoro sono già stati partecipati a tutti gli eletti ai quali spetta un compito non facile, essendo quell’Ordine commissariato dal Ministero della Salute su proposta della FNOB in ragione di condotte non conformi al codice deontologico e alla buona prassi amministrativa, alla trasparenza degli atti adottati ed a comportamenti censurabili da parte dell’ex presidente di quell’ente regionale.
Insomma, il suggello della democrazia partecipata da un buon numero di iscritti ha consentito di voltare pagina, chiudendo una stagione gestionale sulla quale sono emerse diverse criticità, come rilevato e reso noto dai Commissari Straordinari inviati in loco a seguito dello scioglimento del Direttivo. Saranno in seguito le autorità adite a stabilire nelle sedi proprie quanto si dovrà doverosamente accertare con certezza. Ben oltre questo triste e non esaltante corollario alle vicende dell’OBL, resta il fatto che si apre una nuova stagione amministrativa per i biologi lombardi e se ne chiude un’altra non proprio esaltante. Sembrano lontani i tempi nei quali l’elezione della classe dirigente era circoscritta alla partecipazione di coloro che dovevano recarsi all’unico seggio elettorale istituito presso la sede del disciolto Ordine Nazionale dei Biologi a Roma oppure attraverso il voto per posta, che pure ha evidenziato criticità ed opacità ma, soprattutto, una partecipazione che, nel suo complesso, non superava mai il 15/18 % degli aventi diritto.
Il decentramento organizzativo scaturito dalla legge 3/2018, che ha inserito i Biologi tra le professioni sanitarie, ha già prodotto effetti significativi soprattutto a livello locale, favorendo l’individuazione di esigenze specifiche e la realizzazione di progetti ed eventi territoriali, in un rapporto più diretto e stretto tra iscritti e dirigenti: una sintesi virtuosa che sta già mostrando risultati concreti. Tuttavia, resta ancora molto da fare per il pieno conseguimento dell’obiettivo di una categoria consapevole, partecipe, omogenea e responsabile su tutto il territorio nazionale. Quelli che mancano ancora all’appello sono ancora la maggioranza: folte schiere di scettici, disaffezionati, disincantati ed assenti sono in circolazione. È quello il ventre molle da cancellare, il nodo gordiano da sciogliere. Uniti si vince, divisi si perde ed è ancora tristemente valido l’erroneo convincimento che ciascun biologo possa progredire da solo, che possa qualificare la propria figura professionale senza l’ausilio del proprio Ordine e della Federazione di questi ultimi.
Un esempio eloquente viene in questi giorni dalle rimostranze e dall’ostracismo di alcune federazioni sanitarie che in qualche modo contrastano i decreti ministeriali dedicati ai Biologi e alle loro competenze. Se fossimo rimasti nel limbo della insussistenza e della scarsa incidenza, nessuno ci avrebbe degnato di attenzione, osteggiato oppure contrastato. Ma tutto risulterà inutile perché non demorderemo e non faremo compromessi al ribasso con chicchessia. Reclamiamo lo spazio che la legge ci ha assegnato rispettando le altrui prerogative professionali rivendicando le nostre. C’è chi si agita contro i Biologi, ma fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.
Sen. dott. Vincenzo D’Anna
presidente della FNOB




