Rapporto “Le Equilibriste”: l’Italia della maternità viaggia a due velocità. Il biologo come risorsa strategica contro la denatalità

Roma, 6 maggio 2026 (Agenbio) -L’XI edizione del dossier di Save the Children fotografa un Paese dove il desiderio di maternità si scontra con carenze strutturali. Mentre il Nord tiene, il Sud arranca sui servizi. Fondamentale il ruolo dei biologi nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita per sostenere le nascite. L’Italia si conferma un Paese difficile per le madri. L’undicesima edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia”, diffuso da Save the Children, delinea un quadro di profonda frammentazione. Se l’Emilia-Romagna e le Province Autonome di Bolzano e Trento guidano la classifica del Mothers’ Index per servizi e occupazione, il Mezzogiorno resta intrappolato in un equilibrio fragile tra ambizioni professionali e carichi di cura. Nonostante il dibattito pubblico sulla denatalità, i dati Istat elaborati nel dossier mostrano un peggioramento netto nella dimensione lavoro: la precarietà delle madri aumenta e le dimissioni volontarie crescono (6,8 ogni 1.000 donne occupate). Il dato più critico riguarda però la Salute e i Servizi: mentre il Friuli-Venezia Giulia garantisce una presa in carico nei nidi del 40,5%, regioni come la Campania, la Calabria e la Sicilia restano ferme a percentuali irrisorie (tra il 5,9% e il 7,9%). Questo divario strutturale non colpisce solo il benessere quotidiano, ma mina alla base la salute riproduttiva e il supporto alla genitorialità in territori che, paradossalmente, presentano ancora tassi di fertilità superiori alla media nazionale. La PMA: la risposta scientifica dei Biologi alla crisi delle nascite. In questo contesto di “desiderio e rinuncia”, la scienza ricopre un ruolo di supplenza sociale. Con l’innalzamento dell’età media al primo figlio, il ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) non è più un’eccezione, ma una necessità per una quota crescente di popolazione. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB) ribadisce la centralità del biologo all’interno dei centri di riproduzione assistita. In Italia, la gestione del laboratorio di PMA è affidata a professionisti che operano dietro le quinte per trasformare la speranza in vita. Il biologo è responsabile della manipolazione di gameti ed embrioni, garantendo standard di sicurezza e qualità elevatissimi. Attraverso lo screening genetico pre-impianto e le tecniche di crioconservazione, i biologi aumentano le probabilità di successo dei trattamenti, riducendo l’impatto psicofisico sulle donne che affrontano questi percorsi. Nelle regioni dove l’indice di salute e i servizi territoriali sono più deboli, i centri di PMA e i laboratori specializzati diventano veri e propri avamposti della medicina della riproduzione. Il rapporto “Le Equilibriste” ci ricorda che per sostenere la maternità non bastano i bonus, ma servono infrastrutture. Per la FNOB, queste infrastrutture sono anche umane e scientifiche. Valorizzare il ruolo del biologo specialista significa investire in una figura professionale capace di intercettare i bisogni di una società che cambia, offrendo soluzioni concrete alla sfida demografica. (Agenbio)