Roma, 5 maggio 2026 (Agenbio) – Un esame del sangue basato sul biomarcatore pTau217 potrebbe aiutare a prevedere il rischio di Alzheimer anni prima dei sintomi e prima che le anomalie risultino evidenti alla PET. Lo mostra uno studio di Mass General Brigham, pubblicato su Nature Communications, che ha seguito 317 adulti cognitivamente sani dell’Harvard Aging Brain Study per una media di otto anni. I ricercatori hanno confrontato i livelli iniziali e la loro variazione nel tempo con PET per amiloide e tau e con test cognitivi longitudinali. Il risultato principale è che valori più alti di pTau217 si associano a un accumulo più rapido di patologia Alzheimer e a un maggior rischio di declino cognitivo, anche quando le prime scansioni cerebrali appaiono ancora normali. Al contrario, chi partiva con livelli bassi aveva una probabilità ridotta di diventare positivo all’amiloide negli anni successivi. Gli autori indicano il test come possibile strumento di screening per studi di prevenzione, ma sottolineano che è ancora presto per un uso routinario nella pratica clinica. (Agenbio) Claudio De Rosa 10:00




