Roma, 20 aprile 2026 (Agenbio) – L’Italia registra una netta ripresa della sorveglianza diagnostica per la celiachia. Dopo il rallentamento imposto dal periodo pandemico, i dati della “Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2024” pubblicata dal Ministero della Salute delineano un quadro di crescita dei casi individuati: sono circa 14mila le nuove diagnosi effettuate nell’ultimo anno, portando il totale dei pazienti certificati a quasi 280.000 (di cui oltre 194mila donne e circa 85mila uomini).
La prevalenza nazionale ha raggiunto lo 0,47%, con picchi significativi in Valle d’Aosta (0,59%), Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%). Il dato, seppur in crescita, conferma però un importante divario rispetto alle stime attese: secondo l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), mancherebbero all’appello circa 300.000 “pazienti invisibili”, persone che soffrono della patologia senza aver ancora ricevuto una diagnosi ufficiale.
Un capitolo cruciale della relazione riguarda lo screening per l’individuazione precoce in età pediatrica, avviato con un progetto pilota dell’Istituto Superiore di Sanità in quattro Regioni (Lombardia, Marche, Campania e Sardegna). Su oltre 5.500 bambini arruolati, il 3,9% ha mostrato positività indicative di celiachia.
Le analisi genetiche condotte hanno rivelato che il 44% dei bambini esaminati presenta una predisposizione genetica (dato che sale al 57% in Sardegna). La competenza dei professionisti della biologia nella corretta esecuzione e interpretazione dei test molecolari e sierologici rimane il pilastro fondamentale per abbattere il muro del sommerso e garantire interventi tempestivi.
Essendo la dieta priva di glutine l’unica terapia attualmente disponibile, il Servizio Sanitario Nazionale ha garantito nel 2024 l’erogazione di alimenti per una spesa complessiva di circa 273 milioni di euro (con una media pro-capite di 975 euro). Tuttavia, l’AIC sottolinea come i rincari del mercato stiano mettendo sotto pressione il tetto di spesa mensile (circa 100 euro a paziente), chiedendo un intervento sulla riduzione dei costi dei prodotti specifici.
Non solo diagnosi, ma anche gestione del rischio. Nel 2024 sono stati organizzati oltre 700 corsi di formazione per gli operatori del settore alimentare. Anche in questo ambito, la figura del biologo risulta centrale, sia nella consulenza per la sicurezza alimentare (HACCP) nelle mense scolastiche e aziendali, sia nell’educazione nutrizionale volta a garantire ai pazienti una dieta bilanciata, evitando carenze spesso associate a un regime gluten-free non supervisionato.
L’aumento delle diagnosi registrato nel 2024 è un segnale positivo di resilienza del sistema sanitario, ma la sfida del futuro resta lo screening di massa e il perfezionamento dei protocolli diagnostici per garantire a ogni cittadino il diritto alla salute e a una corretta alimentazione. (Agenbio)




