Roma, 20 aprile 2026 (Agenbio) – Costi fino a 3mila euro al mese e liste d’attesa infinite: il diritto alla cura per i pazienti affetti da demenza è a rischio. Le recenti sentenze aprono la strada ai rimborsi, ma le associazioni chiedono una legge nazionale.
Il sistema di assistenza per i pazienti affetti da Alzheimer e demenze gravi in Italia sta attraversando una crisi senza precedenti. A lanciare l’allarme sono le principali associazioni di categoria e i network legali, che denunciano una situazione paradossale: mentre il numero di diagnosi cresce, le famiglie vengono lasciate sole a fronteggiare costi che possono arrivare a 3.000 euro al mese per il ricovero in Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
Secondo il rapporto The Prevalence of Dementia in Europe 2025, l’Italia conta oltre 1,4 milioni di persone con demenza, un dato destinato a salire drasticamente nei prossimi decenni. Tuttavia, l’offerta assistenziale non tiene il passo. Con circa 430.000 posti letto distribuiti in 13.000 RSA (concentrate prevalentemente al Nord), quasi il 50% dei richiedenti deve attendere oltre un anno per un inserimento.
Il problema centrale risiede nella distinzione tra prestazioni sanitarie (a carico del Servizio Sanitario Nazionale) e prestazioni assistenziali o “alberghiere” (a carico delle famiglie). Pietro Schino, dell’Associazione Alzheimer Bari, calcola che una degenza media di 33 mesi possa costare a una famiglia fino a 74.000 euro.
Tuttavia, la giurisprudenza sta cambiando rotta. Diverse Corti d’Appello — tra cui Milano, Firenze e Trento — hanno recentemente stabilito che, nelle patologie neurodegenerative gravi, l’assistenza e la cura sono inscindibili. In questi casi, la natura della prestazione diventa interamente sanitaria e, pertanto, il costo dovrebbe essere sostenuto dal SSN. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Trento ha persino disposto la restituzione di oltre 162.000 euro a favore di un’erede per rette indebitamente versate.
In questo scenario si inserisce il ruolo dei professionisti della salute. La ricerca sui biomarcatori per la diagnosi precoce e lo studio dei meccanismi molecolari alla base della neurodegenerazione sono pilastri fondamentali per ridurre l’impatto clinico e sociale di queste malattie.
Tuttavia, come sottolineato dal segretario generale della Federazione italiana Alzheimer, Mario Possenti, non si può procedere “a colpi di sentenze”. È necessaria una disciplina organica nazionale che faccia ordine nel sistema dei rimborsi e che potenzi la rete delle RSA, rendendole strutturalmente idonee ad accogliere pazienti con necessità cliniche complesse. (Agenbio)




