Roma, 14 aprile 2026 (Agenbio) – I tessuti del nostro corpo non dimenticano le infiammazioni: conservano una sorta di “memoria biologica” che li rende più reattivi a stimoli futuri. Ma come questa memoria si mantenga nel tempo, anche attraverso la divisione cellulare, è rimasto a lungo poco chiaro. Un nuovo studio mostra che il segreto è scritto direttamente nel DNA. I ricercatori hanno scoperto che le cellule staminali della pelle possono conservare tracce durature di episodi infiammatori, come quelli simili alla Psoriasi, sotto forma di modifiche epigenetiche, cioè cambiamenti che non alterano la sequenza genetica ma il modo in cui i geni vengono attivati o silenziati. Il punto chiave riguarda specifiche sequenze del DNA ricche di CpG, brevi regioni in cui si concentrano particolari combinazioni di nucleotidi. Queste sequenze non sono necessarie per avviare la risposta infiammatoria, ma diventano fondamentali dopo: funzionano come “ancore” che mantengono attiva la memoria nel tempo. Lo fanno favorendo una struttura della cromatina più accessibile, cioè più facilmente leggibile dalle cellule, anche nelle generazioni successive. Questo processo coinvolge diversi meccanismi molecolari: modifiche chimiche del DNA, fattori che regolano l’espressione genica e cambiamenti nella struttura degli istoni, le proteine attorno a cui il DNA è avvolto. Il risultato è che i geni legati alla risposta allo stress restano in uno stato “pronto all’uso”, facilitando una risposta più rapida ed efficace a nuove infiammazioni. Questa scoperta cambia la visione della memoria infiammatoria: non è solo una conseguenza temporanea, ma un’informazione stabile codificata nella struttura stessa del DNA. Capire questi meccanismi potrebbe avere implicazioni importanti per malattie croniche infiammatorie, in cui questa memoria rischia di diventare un fattore di vulnerabilità. (Agenbio) Emanuela Birra 09:00




