Roma, 13 aprile 2026 (Agenbio) – Un farmaco utilizzato da oltre 60 anni per il trattamento del Diabete di tipo 2 rivela oggi un meccanismo d’azione inedito: la Metformina non agisce solo su fegato e intestino, ma anche sul cervello. Lo dimostra uno studio pubblicato su Science Advances, che apre la strada a nuove strategie terapeutiche più mirate. Normalmente, il farmaco è conosciuto per ridurre la quantità di glucosio prodotta dal fegato, limitare la quantità di glucosio assorbita dall’intestino e migliorare la sensibilità all’insulina. Tuttavia, non si conoscevano ancora bene tutti gli effetti che la metformina ha sulle cellule. I ricercatori hanno scoperto che il cervello gioca un ruolo importante, soprattutto una proteina chiamata Rap1, che aiuta a regolare il nostro metabolismo energetico. La proteina Rap1 è attiva in una parte specifica del cervello chiamata ipotalamo, che controlla funzioni importanti come l’appetito e il bilancio energetico. La metformina agisce proprio su questo circuito: bloccando la proteina Rap1, modifica l’attività dei neuroni specializzati, contribuendo così al controllo della glicemia. Un aspetto interessante è che il cervello risponde alla metformina anche a dosi molto più basse rispetto ad altri organi, il che suggerisce che il cervello potrebbe essere uno dei bersagli più sensibili della terapia. Questa scoperta cambia la nostra visione tradizionale della metformina: il controllo della glicemia non dipende solo da organi periferici, ma anche da un’azione centrale sul sistema nervoso. Se riusciremo a capire meglio come funziona la metformina, potremo sviluppare nuove terapie più precise, in grado di agire direttamente sui circuiti cerebrali che regolano il metabolismo del glucosio. (Agenbio) Emanuela Birra 12:00




