Roma, 25 marzo 2026 (Agenbio) – L’identificazione di un caso di influenza aviaria sottotipo A(H9N2) in un paziente in Lombardia ha riacceso i riflettori sulla circolazione dei virus zoonotici. Nonostante si tratti del primo isolamento umano di questo ceppo nel territorio UE, le autorità sanitarie e gli esperti, tra cui l’epidemiologo Gianni Rezza, hanno chiarito che la situazione non costituisce un’emergenza di sanità pubblica per l’Italia.
Un caso isolato e di importazione
Il paziente, rientrato da un’area extra-europea, ha contratto un virus classificato a bassa patogenicità (LPAI) negli uccelli. Come sottolineato da Rezza, “si tratta di un caso isolato e importato; non vi è evidenza di trasmissione interumana”. Dal 1998 a oggi sono stati diagnosticati circa 170 casi umani nel mondo, quasi tutti legati a contatti diretti con volatili infetti, senza che il virus abbia mai acquisito la capacità di trasmettersi stabilmente tra le persone.
Dal punto di vista biologico e virologico, l’H9N2 presenta caratteristiche di particolare interesse per la comunità scientifica. Sebbene i sintomi nell’uomo siano generalmente lievi — con una virulenza decisamente inferiore rispetto ai ceppi H5N1 o H7N9 — il virus ha mostrato nel tempo mutazioni che ne hanno aumentato l’affinità per i recettori delle alte vie respiratorie umane.
Il rischio principale risiede nel potenziale pandemico: l’H9N2 circola ampiamente nelle popolazioni avicole di Asia e Africa occidentale, agendo spesso come “donatore” di segmenti genici per altri virus influenzali attraverso processi di riassortimento genetico.
L’eccellenza della rete diagnostica
L’identificazione tempestiva del caso è stata possibile grazie all’efficienza della rete dei laboratori coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e alla capacità diagnostica della Regione Lombardia. “Il sistema ha funzionato correttamente”, ha ribadito Rezza, evidenziando come la condivisione rapida dei dati bio-informatici sia essenziale per la sicurezza globale.
Per i biologi e i professionisti sanitari, l’episodio ribadisce la necessità di:
potenziare la sorveglianza One Health, integrando i dati della sanità animale e umana.
Monitorare le mutazioni genomiche per intercettare precocemente segnali di adattamento all’uomo.
Investire nella diagnostica differenziale per i casi di sindromi respiratorie sospette in viaggiatori provenienti da zone endemiche.
Sebbene il rischio immediato sia nullo, l’attenzione resta alta a livello globale per prevenire che nuovi salti di specie possano trovare il sistema sanitario impreparato. (Agenbio)




