Roma, 20 marzo 2026 (Agenbio) – L’artrosi non è più una patologia che colpisce solo le persone anziane. Al giorno d’oggi, sempre più studi dimostrano che può manifestarsi anche in persone giovani e fisicamente attive. Questa malattia degenerativa danneggia la cartilagine che si trova tra le ossa, il tessuto che consente alle ossa di muoversi senza problemi. Quando la cartilagine si deteriora, si verificano dolori, rigidità e limitazioni nei movimenti quotidiani. Tra i fattori che favoriscono l’insorgenza precoce dell’artrosi ci sono il sovrappeso, l’infiammazione cronica, i disturbi metabolici, i traumi alle articolazioni e lo stress meccanico ripetitivo che deriva da attività sportive intense. Il problema è che i primi segni dell’artrosi, come il dolore lieve dopo lo sforzo o la rigidità al mattino, sono spesso trascurati. Molti pazienti ricevono la diagnosi solo quando il danno è già avanzato. Attualmente, le terapie si concentrano principalmente sul controllo dei sintomi, attraverso l’esercizio terapeutico, i farmaci antinfiammatori e le infiltrazioni articolari, come ad esempio l’acido ialuronico o il plasma ricco di piastrine. Tuttavia, la ricerca sta lavorando per migliorare la diagnosi precoce dell’artrosi. Le tecniche di spettroscopia infrarossa applicate ai campioni di sangue possono individuare alterazioni molecolari legate all’infiammazione e al metabolismo della cartilagine, creando una sorta di “impronta biochimica” della malattia. Integrando questi dati con analisi computazionali e intelligenza artificiale, potrebbe essere possibile identificare l’artrosi nelle fasi iniziali e intervenire prima che il danno alle articolazioni diventi irreversibile. Questo rappresenterebbe un importante passo avanti nella lotta contro l’artrosi e migliorerebbe la qualità della vita delle persone colpite da questa patologia. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00




