Roma, 18 marzo 2026 (Agenbio) – L’assistenza primaria in Italia è a un bivio critico. Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, al 1° gennaio 2025 mancano all’appello oltre 5.716 medici di medicina generale (MMG). Un vuoto che pesa enormemente sui cittadini e che, entro il 2028, rischia di aggravarsi ulteriormente a causa di 8.180 pensionamenti previsti. Il monitoraggio della Fondazione Gimbe fotografa una carenza strutturale che colpisce 18 Regioni. Tra invecchiamento della popolazione e pensionamenti record, la riforma delle Case della Salute apre nuovi spazi per la diagnostica di prossimità gestita dai biologi.
Il carico di lavoro per i medici in servizio è diventato insostenibile: mediamente ogni professionista assiste 1.383 pazienti (con punte di 1.533 in Lombardia). La carenza è ormai un fenomeno capillare che risparmia solo Basilicata, Molise e Sicilia. Le situazioni più critiche si registrano nelle grandi Regioni del Nord e del Centro-Sud:
Lombardia: -1.540 medici
Veneto: -747 medici
Campania: -643 medici
Emilia-Romagna: -502 medici
Piemonte: -463 medici.
Questo squilibrio si innesta su una popolazione che invecchia rapidamente: gli over 65 sono raddoppiati in quarant’anni (14,5 milioni nel 2025) e oltre la metà soffre di almeno due malattie croniche.
Davanti a questo scenario, le “soluzioni tampone” non bastano più. La riforma della medicina territoriale, attualmente all’esame della Commissione Affari sociali della Camera, punta a spostare il baricentro dell’assistenza nelle Case della Salute. È in questo contesto che la figura del Biologo diventa centrale per garantire la tenuta del sistema.
Il coinvolgimento dei biologi all’interno delle strutture territoriali permette:
diagnostica di Prossimità (Point of Care Testing). L’integrazione di laboratori o punti di prelievo gestiti da biologi nelle Case della Salute riduce le liste d’attesa e accelera il percorso diagnostico-terapeutico per i pazienti cronici, sgravando i medici di base da oneri burocratici e logistici.
Monitoraggio dei parametri vitali: Grazie alle competenze bio-molecolari e bio-chimiche, il biologo può coordinare lo screening e la prevenzione secondaria direttamente sul territorio, intercettando precocemente l’insorgenza di patologie.
Nutrizione e prevenzione: Come professionista della salute, il biologo nutrizionista può operare in sinergia con il MMG per la gestione dei pazienti diabetici, ipertesi o oncologici, migliorando l’aderenza terapeutica e gli stili di vita.
“La crisi va affrontata alla radice con una riforma organica”, sottolinea il Presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. Per la FNOB, questa riforma rappresenta l’occasione per ribadire che la salute dei cittadini non può dipendere da una sola figura professionale.
L’evoluzione verso strutture multiprofessionali non è solo una risposta alla carenza di medici, ma un salto di qualità necessario: un modello dove il biologo, insieme a medici e infermieri, contribuisce attivamente a una sanità più vicina, veloce ed efficiente. (Agenbio)




