Roma, 16 marzo 2026 (Agenbio) – Il tumore dell’ovaio resta una delle sfide più difficili dell’oncologia femminile: in Italia sono 52.000 le donne che convivono con questa diagnosi, con oltre 5.400 nuovi casi ogni anno. Il dato più critico riguarda la tempestività: nell’80% dei casi la scoperta avviene quando la malattia è già in stadio avanzato, rendendo le cure tradizionali meno efficaci e portando la sopravvivenza a 5 anni intorno al 43%.
Il carcinoma ovarico è particolarmente aggressivo perché non presenta sintomi specifici, rendendo la diagnosi precoce un obiettivo complesso. “È il tumore ginecologico più insidioso”, spiega Sandro Pignata (Istituto Pascale di Napoli). “Nonostante l’intervento chirurgico e la chemioterapia al platino, la neoplasia tende a recidivare nel 70% dei casi avanzati, sviluppando spesso resistenza ai farmaci tradizionali”.
Dall’evento scientifico FOLight di Sorrento emerge però una notizia positiva: l’arrivo di una nuova classe di farmaci, gli anticorpi farmaco-coniugati. Si tratta di terapie “intelligenti” che agiscono come missili a guida laser, colpendo solo le cellule tumorali e riducendo la tossicità per l’organismo.
Il protagonista di questa rivoluzione è il Mirvetuximab soravtansine, già autorizzato a livello europeo a fine 2024. Questo farmaco ha dimostrato di: ritardare la progressione della malattia, aumentare la sopravvivenza globale, presentare minori effetti collaterali rispetto alla chemio standard.
Per accedere a questa cura è necessario identificare un biomarcatore specifico: il recettore dei folati (FRα), sovraespresso in circa il 50% delle pazienti. “Questi farmaci rappresentano una svolta importante e devono essere resi disponibili in Italia al più presto”, sottolinea Anna Fagotti (Fondazione Gemelli IRCCS).
L’associazione Acto Italia (Alleanza contro il Tumore Ovarico) preme per un accesso equo e rapido su tutto il territorio nazionale. Come ribadito da Ilaria Bellet, presidente di Acto, la tempestività è tutto: “Gli anticorpi farmaco-coniugati stanno cambiando le prospettive di vita, l’erogazione deve essere omogenea”. (Agenbio)




