Roma, 16 marzo 2026 (Agenbio) – Il Tribunale di Reggio Emilia ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di una naturopata sessantenne di Correggio, accusata di abuso della professione di biologo nutrizionista. La donna dovrà scontare 10 mesi di reclusione (pena sospesa). Oltre alla condanna penale, il giudice ha stabilito 12.000 mila euro di pena pecuniaria, 3.000 euro di risarcimento alla Federazione Nazionale Ordini Biologi (FNOB), costituitasi parte civile, 3.500 euro per le spese legali.
La vicenda trae origine da fatti risalenti al 2020. Secondo quanto emerso durante il processo, iniziato nel novembre 2023, l’imputata prescriveva ai propri clienti piani alimentari basati su un sedicente “mio metodo”. Nonostante si presentasse come una esperta del settore, la donna non possedeva i titoli accademici né l’abilitazione necessari per operare come nutrizionista. Durante il dibattimento, l’imputata ha tentato di ridimensionare la propria posizione sostenendo che la sua attività non costituisse una consulenza medica o nutrizionale. La difesa ha infatti asserito che la naturopata si limitasse a dispensare semplici consigli su come fare la spesa in modo consapevole.
Tuttavia, le prove raccolte e le testimonianze hanno convinto il giudice che il cosiddetto “mio metodo” fosse in realtà un vero e proprio piano alimentare personalizzato, attività che per legge richiede l’abilitazione professionale.
L’inchiesta è scattata a seguito di una segnalazione che ha attivato i NAS di Parma. Gli accertamenti hanno confermato che l’attività svolta esulava dalle competenze di un naturopata, invadendo l’ambito riservato per legge ai professionisti iscritti all’albo dei biologi o ai medici.
La sentenza ribadisce ancora una volta il confine netto tra le consulenze olistiche e le prestazioni sanitarie riservate a professionisti abilitati. (Agenbio)




