Sanità: fuga record dal Sud, la mobilità interregionale tocca i 5,15 miliardi. Ai privati convenzionati quasi 2 miliardi per cure a pazienti da fuori Regione

Roma, 4 marzo 2026 (Agenbio) – Non è più una libera scelta, ma una vera e propria migrazione forzata. Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, presentato oggi in occasione del suo trentennale, la mobilità sanitaria in Italia ha raggiunto nel 2023 la cifra record di 5,15 miliardi di euro, segnando un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente.
Il dato fotografa un’Italia spaccata a metà, dove il diritto alla salute dipende sempre più dal codice postale. Il flusso principale vede i cittadini del Mezzogiorno spostarsi verso le strutture del Nord, ma il report evidenzia un fenomeno nuovo: crescono sensibilmente anche gli spostamenti tra le stesse regioni settentrionali, segno di una competizione interna ai sistemi sanitari più avanzati.
“Curarsi lontano da casa è sempre meno una scelta e sempre più una necessità”, ha dichiarato il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Questo “turismo sanitario” forzato non solo pesa sulle tasche dei cittadini, ma aggrava il bilancio delle regioni del Sud, che si trovano a dover rimborsare quelle del Nord per le prestazioni erogate ai propri residenti, innescando un circolo vizioso che impoverisce ulteriormente i servizi locali. È guardando ai saldi tra mobilità attiva e passiva che emerge lo svantaggio del Sud. Se la Lombardia, nonostante la cospicua spesa per le cure nelle Regioni limitrofe ha un saldo positivo di 645,8 milioni, la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2, la Sicilia di 246,7. Secondo il report, circa metà degli incassi derivanti dall’aver fornito cure a pazienti non residenti va a tre sole Regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Infine dall’analisi del Gimbe emerge che la crescita della mobilità sanitaria in Italia sta favorendo soprattutto le strutture sanitarie private. Per ogni euro speso per ripagare le prestazioni specialistiche erogate fuori Regione, oltre la metà viene incassata dalla sanità privata convenzionata, a cui, nel 2023, sono andati 1.966 milioni rispetto ai 1.643 milioni delle strutture pubbliche. (Agenbio)