Roma, 25 febbraio 2026 (Agenbio) – Il tumore del polmone non a piccole cellule può costruire attivamente un ambiente che lo protegge dal sistema immunitario, riducendo l’efficacia delle immunoterapie. È quanto emerge da uno studio coordinato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, e sostenuto dall’Airc, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer. Al centro della ricerca c’è la proteina hMENA che regola un gruppo di fibroblasti associati al cancro. Si tratta di cellule non tumorali, che possono però rendere il tumore più aggressivo e resistente alle terapie. Queste cellule producono infatti una matrice extracellulare particolarmente densa che aumenta la rigidità del tessuto, limitando l’accesso delle cellule immunitarie all’interno del tumore. La struttura, che può far pensare a mura e fossati costruiti attorno a una città medievale, rende il tumore più difficile da raggiungere e colpire, anche quando il sistema immunitario viene riattivato con l’immunoterapia. Le cellule che formano tale barriera attivano anche segnali molecolari, soprattutto la via del TGF-β, che riduce l’attività delle difese e favorisce l’accumulo delle cellule T regolatorie, che a loro volta inibiscono la risposta immunitaria. I dati hanno inoltre evidenziato un circolo vizioso di rinforzo reciproco tra TGF-β e hMENA: ciascuna proteina mantiene attiva l’altra, consolidando nel tempo un microambiente favorevole al tumore. Analizzando i dati relativi ad ampi gruppi di pazienti, i bioinformatici del gruppo di ricerca hanno identificato una firma molecolare associata a questo specifico assetto del microambiente tumorale, associata a una prognosi peggiore e a una minore risposta alle immunoterapie. (Agenbio) Etr 14:00




