Il tesoriere FNOB Marco Giampaoli illustra la riforma dell’esame di Stato e i nuovi settori, dal biomedico all’ambientale fino alla nutrizione. E richiama all’obbligo di iscrizione all’albo
Confini chiari per ogni figura professionale, un accesso più rapido al lavoro per i giovani e tolleranza zero verso chi esercita senza iscrizione all’albo. Sono i cardini del riordino della professione di biologo, al centro della prolusione di Marco Giampaoli, tesoriere della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB), che ha aperto i lavori in rappresentanza del presidente Vincenzo D’Anna a “One Biology – Un’unica professione in ambiti diversi: Salute, Ambiente, Laboratorio, Innovazione e Ricerca”, l’evento ECM che si è svolto oggi allo Zanhotel Europa di Bologna.
Una giornata che, già dal titolo, ha raccontato la ricchezza di una professione capace di spaziare dalla nutrizione alla medicina di laboratorio, dalla ricerca sugli ambienti acquatici all’immunologia, con il comitato scientifico composto da Rosalia Aloe, Margherita Scapaticci e Simone Modugno.
Un riordino atteso da anni
Il riordino, ha spiegato Giampaoli, è un passaggio atteso da lungo tempo. La mancanza di profili ben definiti ha generato negli anni sovrapposizioni e conflitti di competenza con altre figure: chimici, tecnici della prevenzione, tecnici sanitari di laboratorio biomedico, dietisti. Criticità analoghe si sono registrate nel settore pubblico e ambientale, dove le amministrazioni locali hanno spesso preferito inserire ingegneri ambientali al posto dei biologi. L’obiettivo della riforma è tracciare confini chiari per ciascuna professione e chiudere una lunga stagione di incertezza.
Il percorso istituzionale della categoria passa per due tappe fondamentali: la legge istitutiva del 1967, che ha dato vita all’ordinamento professionale, e la legge Lorenzin del 2018, che ha riconosciuto il biologo come professione sanitaria. È proprio questa appartenenza, ha sottolineato il tesoriere FNOB, l’elemento che accomuna e tutela tutti i biologi, qualunque sia l’ambito in cui operano.
Tre macroaree per una sola professione
Il nuovo assetto organizza la professione in tre macroaree:
– Biologo generale e biomedico
– Biologo ambientale
– Biologo della nutrizione, igiene e sicurezza degli alimenti
Un inquadramento che ridefinisce i confini operativi della categoria, con effetti diretti sia sui nuovi abilitati sia su chi è già iscritto all’Ordine. Anche le lauree che danno accesso all’esame di Stato variano in base al settore. Per il settore generale e biomedico l’accesso è riservato ai laureati magistrali delle classi LM-6, LM-7, LM-8 e LM-9; per il settore ambientale si aggiungono le classi LM-60 e LM-75. I laureati in LM-6 possono scegliere tra più settori, in base all’indirizzo seguito durante la magistrale. Una regolamentazione che, ha osservato Giampaoli, risponde a dubbi e lamentele sollevati in passato dai candidati. Il tesoriere si è soffermato anche sulla situazione di chi non arriva da una laurea triennale in Biologia: saranno le università a valutare il percorso formativo precedente, a riconoscere i crediti già acquisiti e a stabilire quanti ne mancheranno per completare il tirocinio pratico-valutativo.
Il nuovo esame di Stato: tirocinio e commissione mista
La novità più concreta riguarda l’abilitazione, sia per la Sezione A sia per la Sezione B. Il nuovo percorso integra un tirocinio pratico-valutativo direttamente collegato all’esame, molto più snello rispetto al passato, quando le ore richieste erano assai di più. Per la laurea magistrale sono previsti in tutto 9 crediti formativi di tirocinio, circa 225 ore, con un massimo di 40 ore settimanali; chi ne ha già maturati 3 durante la triennale ne dovrà svolgere circa 6 nella magistrale.
La prova finale diventa un esame di Stato semplificato e a giudicare sarà una commissione mista di docenti universitari e biologi professionisti. L’obiettivo è agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e ridurre drasticamente i tempi tra la fine degli studi e l’avvio dell’attività.
L’albo: Sezione A e Sezione B
L’albo resta articolato in due sezioni. La Sezione B, o junior, è riservata a chi ha una laurea triennale, in particolare nelle classi L-2, L-13 e L-32. La Sezione A è destinata ai biologi con laurea magistrale, nelle classi LM-6, LM-7, LM-8, LM-9, LM-61 e LM-75.
Borse di studio, un punto di partenza
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema del limite di reddito previsto per accedere alla borsa di studio per gli specializzandi. Per la FNOB il traguardo raggiunto sulle borse di studio è un punto di partenza e non di arrivo: un tema su cui la Federazione è stata spesso attaccata, ma sul quale continua a impegnarsi. La FNOB ha infatti chiesto l’innalzamento della soglia di reddito a 25mila euro annui, con l’obiettivo di ampliare la platea degli specializzandi che possono beneficiare del sostegno economico.
No all’abusivismo
Netta, infine, la presa di posizione sull’esercizio della professione senza iscrizione all’albo. Il tesoriere ha censurato chi evita di iscriversi per risparmiare la quota annuale, in media circa 180 euro tra i diversi Ordini regionali, salvo poi rivolgersi d’urgenza agli Ordini quando un’offerta di lavoro richiede l’iscrizione. Un comportamento ancora più grave quando arriva a molti anni dall’esame di Stato: l’abilitazione da sola non basta per esercitare legalmente.
Una professione, tanti ambiti
Dopo la prolusione di Giampaoli, il programma della giornata ha restituito l’ampiezza della professione. Nella prima sessione, moderata da Valentina Succi e Federica Cavallini, si è parlato di obesità e stigma con Giordano Zonzini, di dieta e microbiota vaginale con Antonella Marangoni, del ruolo del biologo nella comunicazione scientifica e nella valorizzazione degli ambienti acquatici con Simone Modugno e della subacquea scientifica con Michele De Gioia. Nella seconda, moderata da Margherita Scapaticci e Costantino Consolato, i riflettori si sono spostati sul laboratorio: l’ecologia in medicina di laboratorio con Antonio Fortunato, la citofluorimetria a flusso nella diagnostica onco-ematologica e immunologica con Davide Vagnoni e i difetti primitivi del sistema immunitario con Simona Ferrari. La giornata si è chiusa con una tavola rotonda tra relatori e relatrici.




