Roma, 15 ottobre 2026 (Agenbio) – Il rischio di malattie infettive emergenti non dipende da un solo fattore ambientale, ma dall’interazione tra cambiamenti degli ecosistemi, presenza umana e capacità dei sistemi sanitari di rilevare i focolai. Uno studio su Nature ha riunito 58.319 eventi epidemici relativi a 32 malattie in 169 Paesi, valutando 16 determinanti sociali e ambientali. Il rischio risultava spesso più alto nei paesaggi “a mosaico”, dove persone e bestiame convivono con foreste e habitat frammentati, soprattutto per diverse malattie trasmesse da vettori. Gli effetti di deforestazione, riscaldamento e agricoltura intensiva variavano però molto da una patologia all’altra. Importante il dato sulla sorveglianza: la probabilità che un focolaio venga registrato diminuiva in media del 32% per ogni ora aggiuntiva di viaggio verso una struttura sanitaria. Gli autori sottolineano quindi la necessità di integrare ecologia, accesso alle cure e sorveglianza One Health, evitando strategie uguali per tutte le malattie. (Agenbio) Claudio De Rosa 10:00




