Infezioni congenite del complesso TORCH e autismo: uno studio su 3,7 milioni di persone

Roma, 13 ottobre 2026 (Agenbio) – Un bambino su cinque nato con un’infezione congenita del complesso TORCH potrebbe sviluppare autismo. È uno dei risultati più rilevanti di uno studio del Karolinska Institutet pubblicato su JAMA Pediatrics, che ha seguito per trent’anni 3,7 milioni di persone nate in Svezia, la più ampia analisi mai condotta sul legame tra queste infezioni e i disturbi del neurosviluppo. Il complesso TORCH raggruppa agenti infettivi — Toxoplasma gondii, citomegalovirus, herpes simplex, rosolia, sifilide, parvovirus B19, varicella, Zika — accomunati dalla capacità, in rari casi, di attraversare la placenta e raggiungere il feto nelle fasi più vulnerabili del suo sviluppo. Tra le 975 persone identificate con diagnosi di infezione TORCH congenita, il rischio di autismo risultava triplicato rispetto ai controlli non esposti, quello di disabilità intellettiva sette volte superiore e quello di disabilità intellettiva grave trenta volte. Anche nei bambini con infezione congenita senza diagnosi di autismo o disabilità intellettiva, lo studio ha documentato maggiori difficoltà scolastiche e rendimenti inferiori alla media. Nessuna associazione significativa è invece emersa con ADHD o disturbo ossessivo-compulsivo. Il dato va letto nel giusto contesto: si tratta di rischio relativo, non assoluto. Le infezioni TORCH congenite rimangono rare, la trasmissione verticale avviene solo in una frazione dei casi, e non tutte le infezioni trasmesse al feto portano allo sviluppo di autismo. Il contributo stimato di questi agenti all’incidenza complessiva dell’autismo in Svezia è dello 0,034%. Il valore della ricerca è quindi soprattutto preventivo: alcune delle infezioni del complesso TORCH sono prevenibili — attraverso vaccinazioni, igiene alimentare e screening prenatale — e intervenire su di esse significa agire su un fattore di rischio modificabile per il neurosviluppo. (Agenbio) Emanuela Birra 9:00